Trent’anni dopo: rivoluzione consumi

Negli anni Ottanta i trentenni desideravano possedere un bene, oggi conta di più l’esperienza che offre. L’analisi è dell’Osservatorio di Findomestic Banca, che conferma: siamo cambiati. A partire dalla casa

– I trentenni di trent’anni fa erano tutt’altra cosa rispetto ai trentenni di oggi. A dimostralo sono le loro esperienze e abitudini di acquisto.Secondo l’Osservatorio di Findomestic Banca, sul consumo dei beni durevoli in Lombardia, i 30enni di oggi e i trentenni di 30 anni fa sono infatti «due universi distanti e distinti: nati e cresciuti in una realtà in espansione,

i sessantenni odierni aspiravano a diventare qualcuno, tramite percorsi di vita stabili e tappe pianificate».I trentenni di oggi si trovano a pagare il conto di una crisi che dura ormai da molti anni e quindi, spiega il rapporto Findomestic «vivono in una condizione di costante cambiamento, senza possibilità e prospettive di sviluppo, respirano scetticismo, sono costretti a fenomeni di adattamento continui».

«In questo contesto di precarietà si ampliano a dismisura le possibilità di scelta: diventa premiante l’esperienza acquisita attraverso percorsi esplorativi, le scelte divengono instabili e fluttuanti».
Da qui deriva allora anche la loro esperienza di acquisto «e quello che conta non è più il possesso di un bene, ma l’esperienza che questo fornisce: il motto dei trentenni odierni potrebbe essere “scopro dunque esisto”, per i trentenni di allora era “solidi e sicuri”».
A incidere maggiormente sul budget dei giovani di oggi ci sono le spese per trasporti (mentre trent’anni fa era il mutuo), seguono, per i trentenni di oggi, le spese per un eventuale mutuo o affitto e, quindi, quelle per il cellulare e le ricariche/internet. Non sono molto cambiate le priorità per i trentenni di oggi e di ieri, ma presentano alcuni significativi scostamenti: i giovani di oggi vedono come prioritaria la stabilità del posto di lavoro, seguita dalla famiglia e della salute.
I 30enni degli anni ’80, invece, mettevano in testa la famiglia e appena sotto la stabilità del posto di lavoro, forse proprio perché quello allora era dato per assodato e l’avere una casa di proprietà, bene sempre più inaccessibile per i giovani di oggi, scivolato al quarto posto nella classifica delle loro priorità.

Ma questa è anche la diretta conseguenza della situazione di instabilità che vivono i giovani di oggi sul fronte lavorativo: la sfiducia nel futuro non permette la scelta di potersi permettere una casa fintanto che il lavoro non è stabile.
Sono molto cambiate anche le modalità di acquisto, rispetto a trent’anni fa: «I giovani di oggi cercano acquisti facili da fare – spiega l’Osservatorio Findomestic – leggeri da mantenere e semplici da restituire e le formule di consumo che sono compatibili con questo tipo di fruizione sono le formule low cost, l’e-commerce, la sharing economy e il cloud shopping».
Se tuttavia è vero che le possibilità di acquisto si sono modificate nel tempo e che i consumi negli ultimi anni non hanno fatto che diminuire, il 2014 si è chiuso con un dato positivo che riguarda da vicino la nostra regione e la nostra provincia: lo scorso anno la Lombardia è stata tra le poche regioni italiane a mostrare un cambiamento di segno nell’andamento del Pil. Ma non solo, è stata quella che ha anche messo a segno l’aumento più rilevante: a fronte di una media nazionale dello 0,7%, il reddito per abitante nella nostra regione è aumentato dello 0,9%.
Una crescita dell’indicatore di poco superiore alla media regionale è stata registrata a Pavia (1,2%) e Ber¬gamo (1%), mentre leggermente al di sotto della media regionale, ma con dato positivo più della media nazionale, si sono collocate Lecco e Varese (+0,8%), Brescia e Como (0,7%), Lodi e Mantova (0,6%).
Nel 2014, oltre al reddito pro capite, è cresciuta anche la spesa complessiva per l’acquisto di beni durevoli: la Lombardia ha sperimentato un aumento del 3%, con 0,6 punti percentuali più dell’Italia e tra le province il più ampio incremento della spesa complessiva per i durevoli è stato registrato proprio a Varese (+4%), grazie in particolare alla crescita delle auto nuove.