Calcio, De Luca parla da azzurro «Voglio Masnago sempre pieno»

Beppe De Luca vola in nazionale Under 21, convocato dal suo ex mentore Devis Mangia, che lo allenò nella Primavera del Varese due anni fa. Una Primavera delle meraviglie capace di arrampicarsi fino alla finale scudetto. Ma il presente è altrettanto elettrizzante: oggi parte il ritiro degli azzurrini, di stanza a Milano; domani e dopo, sedute al Brianteo di Monza; lunedì la partenza per l’Olanda, dove Zanzara e soci sfideranno i pari età orange a Ferragosto.

De Luca, oltre alla convocazione ufficiale è arrivata anche una telefonata di Mangia?
Sì, mi ha chiamato. Mi ha detto una sola cosa: fatti un taglio decente, non venire a Milano con capelli improponibili.

Lei ha ascoltato il consiglio?
Sì, mi sono fatto una semplice cresta.

Due anni fa, Mangia si inventò una canzoncina, “Non succederà più” di Claudia Mori, che fungesse da colonna sonora della stagione: questa volta?
Non so che cos’abbia in mente. Con Ferrara siamo andati benissimo e Mangia raccoglie un testimone che scotta. Però, alla lunga, il campo gli darà ragione. Sarà una grande annata.

Come plasmerà il gruppo?
Mangia è uno che non si fa impressionare dai nomi. Ha convocato ragazzi molto in gamba, ma se non dimostri di voler morire per la maglia, non giochi. Con lui sei sicuro che il merito è premiato. E poi i giovani sono il suo pane.

In che modo?
In campo è una grande motivatore, riesce a toccare le corde giuste. Fuori, per me è sempre stato più di un allenatore. Per lui conta solo lo spogliatoio e le cose finiscono lì. È una persona rispettosa, non è il tipo che aspetta una tua debolezza per fregarti.

Che partita si immagina?
Un attaccante spera sempre di segnare. In realtà non so neanche se giocherò, perché lì davanti c’è gente di serie A come Immobile, Paloschi e Longo. Mettiamola così: entro a un quarto d’ora dalla fine e segno.

Ha parlato di gente di serie A: lei, oggetto del mercato da settimane, si sente pronto?
Io sento di aver fatto passi da gigante: undici gol in B non sono una sciocchezza. Però la serie A, per sapere se sei all’altezza, devi provarla. Non posso rispondere in astratto.

Ma lei quanto ci conta?
È il sogno di tutti, coma fai a non sperarci? Se c’è la chance buona, la raccolgo.

Quale Varese, invece, dobbiamo aspettarci nelle prime uscite di stasera e domenica?
Abbiamo fatto un ottimo ritiro, ci siamo conosciuti e abbiamo conosciuto mister Castori. Ora sappiamo di avere, noi e lui, la stessa fame. Per adesso, basta e avanza.

Che campionato pensate di poter fare?
Io non faccio il dirigente, però con due-tre innesti di qualità possiamo ripetere quel che abbiamo fatto l’anno scorso. Ma la cosa più importante è quel che si crea attorno a noi.

Cioè?
Dopo due promozioni e due playoff per la A, sarebbe il caso che la città cominciasse a credere per davvero nel Varese.

A che cosa si riferisce?
Dopo due anni a sfiorare la A, lo stadio dovrebbe essere pieno ogni sabato, non ai playoff e basta. L’abbiamo visto a Verona o a Genova: l’ambiente spesso fa la differenza. Lo dico in modo diretto: secondo me, o si crede nel Varese anche a dicembre e gennaio, o si sta a casa.

Che taglio ha in serbo per l’inizio del campionato?
Non lo so, questa cresta per via della nazionale mi scombussola i piani. Volevo fare qualcosa che richiamasse qualche cartone animato.

Luca Ielmini

s.affolti

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