VARESE «Tosi è uno stronzo». La rabbia di Umberto Bossi esplode in serata. E fa emergere tutte le tensioni nella Lega, all’indomani della diffusione del video che documenta le contestazioni ai vertici del Carroccio nel corso del congresso provinciale di Varese.
Mentre il Senatur derubrica la vicenda, dando la colpa a “gente di An” e negando così divisioni e mal di pancia dei suoi, Flavio Tosi si fa ancora una volta portavoce del malcontento serpeggiante tra i padani. E parla del “voltastomaco” di parlamentari leghisti per certe votazioni. Ce l’ha con Berlusconi, il sindaco di Verona.
Ma quando Bossi lo viene a sapere non la prende bene e accompagna parole di fuoco con un eloquente dito medio. «Tosi è uno stronzo, uno che ha portato nella Lega un sacco di fascisti, cosa che non potrà essere sopportata per molto». Poi, sibillino: «Abbiamo altri progetti»,
aggiunge. Prima di confermare che sì, è naturalmente d’accordo con il figlio Renzo (contestato duramente ieri mattina dai metalmeccanici davanti al Pirellone), quando afferma che «se qualcuno non è più d’accordo con il progetto della Lega e con il segretario federale Umberto Bossi, ci sono mille altri partiti».
La linea dura, insomma, verso gli scontenti. Il Senatur l’aveva dettata già nei giorni immediatamente successivi all’assemblea di Varese che l’8 ottobre ha portato alla contestata nomina del bossiano Maurilio Canton a segretario provinciale. Ma le proteste per il mancato voto e il ritiro dei candidati (maroniani) alternativi a Canton non erano invenzioni dei giornalisti. Lo testimoniano i video.
E allora Bossi la mette così: si trattava di «un po’ di gente» messa dentro “da An”, che «la base ha chiesto di far andar via». Gente che, racconta il ministro, «ha preso quattro sganassoni perché aveva il braccio teso». Fascisti, insomma. Parlando di Varese, Bossi lascia intendere che le liste di espulsione, anche quelle, non sono una menzogna dei giornalisti. E la colpa, ancora una volta, è dei «fascisti»: al congresso «An aveva messo un po’ di gente. Il segretario provinciale, che ho mandato via, ha dato la tessera a un po’ di loro e la base ha chiesto di andare via dal partito. Qualcuno ha preso anche quattro sganassoni perché aveva le braccia tese».
Una ricostruzione che in Transatlantico è al centro di un siparietto tra il ministro ex aennino Ignazio La Russa e il leghista Giancarlo Giorgetti. «Hai visto? – dice Giorgetti – a Varese i contestatori erano ex An… Il capo è un genio, un genio». La Russa sorride. Poi con i giornalisti commenta pungente: «Bossi è un genio. Quando si tratta di trovare una via di fuga, non lo batte nessuno».
Ma la scintilla che fa esplodere la rabbia del Senatur viene da fuori, da un’intervista radiofonica nella quale il sindaco di Verona Tosi, considerato vicino a Maroni, torna ad esprimere il malcontento e l’insofferenza della ‘basè e anche di alcuni parlamentari. «Molti deputati in certe votazioni hanno avuto il voltastomaco», afferma Tosi, che torna a chiedere «un cambio della leadership» nel governo. Perché l’alleanza Lega-Pdl “non è in discussione”, ma Berlusconi lo è, eccome. E “molti dirigenti della Lega la pensano come me”, assicura il sindaco, che rispedisce al mittente la ‘circolare bavagliò interna al partito che impedirebbe a lui, esponente locale, di parlare di questioni di politica nazionale.
Ma la reazione alle sue parole di Bossi, che gli dà dello “stronzo”, spiazza il sindaco. «Ha frainteso le mie dichiarazioni», dice Tosi, che sostiene di aver parlato in «difesa delle scelte della Lega». Tutto risolto? Non pare proprio, a giudicare dall’intervento di Marco Reguzzoni, capogruppo alla Camera. Il Senatur “ha fatto molto bene” ad attaccare Tosi. Perché «nella Lega non ci sono bavagli».
s.bartolini
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