«La crisi, anche a Varese, è stata un grande setaccio: le imprese possono ripartire, ma solo se in questo periodo buio avranno saputo innovare e aprirsi al mondo».
È tranchant ma non troppo pessimista il giudizio di Antonio Bulgheroni, vicepresidente di Ubi-Banca Popolare di Bergamo, espresso alla presentazione del 18° rapporto Einaudi, che il centro studi torinese di Mario Deaglio ha prodotto per conto del Gruppo Ubi.
È stato l’economista Giuseppe Russo, torinese collaboratore del centro Einaudi, a presentare i risultati del rapporto a Villa Ponti, per la prima tappa di un vero e proprio tour nei territori presidiati dall’istituto di credito.
«Il titolo che abbiamo dato al rapporto è “Fili d’erba, fili di ripresa” – spiega Russo – perché i segnali e le condizioni per ripartire ci sono. Ora sono i “giardinieri”, cioè gli attori del sistema economico, a dover dimostrare di saper fare il proprio mestiere».
Perché in Italia gli ingredienti per costruire la ripresa ci sono tutti, secondo il rapporto Einaudi. Il debito pubblico è alto, ma le imprese e le famiglie sono poco indebitate, l’industria è ancora, nonostante tutto, una delle più avanzate del mondo.
Mancano i «facilitatori», spiega Russo: «Demograficamente il Paese è anziano, quindi meno produttivo rispetto agli anni ’80. In più i mercati vicini, prima sbocchi naturali per l’export, sono ormai asfittici. In questo quadro, lo Stato ha grandi responsabilità, perché deve rimuovere gli ostacoli».
Le tasse non possono scendere, almeno non immediatamente, per evitare di dissestare i conti pubblici, già in difficoltà evidente. Secondo l’economista del centro Einaudi, quindi, Roma deve soprattutto ridurre la burocrazia e aumentare l’efficienza dei servizi, lasciando più spazio di manovra agli imprenditori e riducendo quindi i costi che le aziende si trovano ad affrontare quando si scontrano con l’apparato statale.
Una sfida da cogliere, secondo il rapporto Einaudi, è l’export: ci sono nuovi mercati da esplorare, in crescita, e le imprese che li hanno intercettati hanno risentito molto meno di altre delle difficoltà della crisi. «Valorizzare i settori dove vengono esaltate la creatività, la flessibilità e il design, caratteristiche peculiari dell’Italia, per aprirsi al mondo: sarà questa la via per la ripresa».
«Il rapporto Einaudi deve diventare un momento di riflessione per il territorio, da cui trarre spunto – dice ancora Bulgheroni, storico industriale varesino – Faccio l’imprenditore, quindi sono ammalato di ottimismo, ma sono anche realista: non si tornerà indietro, l’economia italiana e varesina non sarà più quella di prima della crisi. Ma si potrà ricominciare a fare impresa, a produrre e a esportare».
Di sicuro però, secondo Bulgheroni, le imprese che non hanno saputo adattarsi ai cambiamenti, quelle che sono rimaste chiuse nel mercato interno, non hanno chances di ripartire. «Come Ubi – conclude Bulgheroni – continueremo a sostenere il territorio a 360 gradi, dalle famiglie alle imprese, per riuscire a fare la nostra parte di “giardinieri”, e aiutare i fili d’erba della ripresa a crescere».
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