La vita del parlamentare è fatta di momenti, parole e decisioni. Chi si prende la briga di andare oltre, di superare il muro dell’attacco semplicistico e dell’odio per partito preso, scopre che c’è dell’altro. C’è, per esempio, quello che ha fatto ieri Daniele Marantelli in quell’aula dove si votava la fiducia al Governo sulla legge elettorale. Sì, esatto: il celebre “Italicum”. Giornata drammatica: per il Governo ma soprattutto per il PD, il partito di Marantelli che si è visto spaccato di fronte a un voto che ha minato la solidità dell’esecutivo guidato da Renzi. E il varesino Marantelli è stato chiamato dai suoi ad alzarsi in piedi e prendere una posizione: forte e coraggiosa, affatto scontata, in un discorso che è stato apprezzato da tutta l’aula opposizioni comprese. «Senza dubbio – ci ha poi raccontato
– si è trattato di uno dei giorni più drammatici e del discorso più difficile che mi sia mai capitato di fare. Ci siamo trovati di fronte a una situazione paradossale, con un ex presidente del Consiglio e due membri della segreteria nazionale del Pd che si dissociavano da noi. Sono stato chiamato a parlare per le dichiarazioni di voto, e non è stato semplice». Eppure il discorso è filato via liscio, interrotto per una volta dagli applausi e nemmeno una volta dai fischi. «Tutti si aspettavano fischi, lazzi e urla da parte di Lega e 5 Stelle. Invece le mie parole sono state accolte da grande rispetto da parte di tutti. E i miei compagni di partito credo siano stati molto colpiti da quanto ho detto, penso di aver fatto breccia nelle loro posizioni».













