«Per il mio triciclo non serve la patente Ma sulle salite “brucia” anche i bolidi»

È un rarissimo Hudson ed è l’orgoglio dell’elettrauto varesino Giorgio Salvioni. L’abbiamo incontrato al Sacro Monte: «Non ha prezzo e in Italia è come una... bici»

– Non mancano certo le emozioni vintage a Varese, se può accadere che a Sant’Ambrogio, preceduta da un rombo vellutato, una piccola monoposto d’epoca ti affianchi, ti superi e ti inviti alla sfida sfrecciando sulla salita al Sacro Monte.
Facciamo appena in tempo a scorgere sotto il caschetto di pelle chiara due occhietti ammiccanti e un sorriso, poi una mano guantata saluta sventolando, prima di darci la polvere.
Al piazzale Pogliaghi la ritroviamo, a far bella mostra di sé, ferma in perfetto stile anni ’20 di fronte alla antica balaustra che domina la Martica.

È una tre-ruote, ma sembra un’auto da corsa, forse anteguerra, con l’abitacolo aperto, il volante piccolo e l’assetto sportivo ribassato.
Un’auto decisamente stravagante: «No, no, non è un’auto, è una Hudson. Per la legge italiana è un triciclo e la si può guidare senza la patente auto», soggiunge divertito il proprietario , un elettrauto varesino ora in pensione, pronto a svelare i segreti del lucente gioiellino verde bosco al capannello di curiosi che si è riunito intorno alla vettura.
La storia del modello è diventata leggenda: «Il primo costruttore si chiamava ed era di Cambridge. Non riuscendo a superare l’esame per la patente auto, decise di costruirsi da solo un mezzo simile ad una autovettura, ispirandosi ad una Lotus da corsa del 1950: la sua Free Spirit (Spirito Libero) poteva accelerare da 0 a 100 in meno di dieci secondi e viaggiare a più di 120 miglia all’ora».

Alla fine degli anni ’80, la Hudson, un’azienda con sede a Norwich in Inghilterra, decise di mettere in produzione il progetto integrando nell’originale chassis in vetroresina la meccanica Renault R5 Le Car per quanto riguarda il sistema di trasmissione, le sospensioni anteriori e lo sterzo; l’autovettura fu prodotta con cilindrata 1397 cc e alimentazione a benzina.
«Per la normativa britannica questa era un’auto a tutti gli effetti», sottolinea Salvioni. Dopo un tentativo di commercializzare un modello successivo, che prevedeva il sedile posteriore per un secondo passeggero, la produzione della Hudson cessò qualche anno dopo, limitando la serie a poche centinaia di esemplari, e decretandone lo status di rarità.
«Questa è stata la sua fortuna: il modello è diventato raro, e non ha prezzo perchè non esistono quotazioni ufficiali».
In mezzo al chiacchiericcio dei curiosi che si interrogano su cosa succede in caso di temporale all’abitacolo aperto e sull’efficacia del sistema frenante, Salvioni racconta gustosi retroscena dal mondo delle auto d’epoca: «Al recente raduno delle auto storiche a Stresa, noi proprietari di Hudson eravamo solo in sei: tre dalla Germania, due dall’Inghilterra ed io a rappresentare l’Italia».
Quest’anno Varese non ospiterà più il corteo delle auto d’epoca che ogni anno scendeva in città da Malnate con arrivo ai Giardini Estensi: a causa di episodi sconcertanti avvenuti l’anno passato (in un clima competitivo e dannunziano sono volati improperi e denunce) si era addirittura dovuto interrompere la corsa.
Si potrà ammirare la Hudson al prossimo Raduno di Auto e Moto d’Epoca che si terrà domenica 21 giugno a Volandia, all’interno del Parco e Museo del Volo.