Dieci anni di reclusione per aver tentato di uccidere l’ex compagna colpendola con oltre venti coltellate al termine di una relazione diventata sempre più soffocante e violenta. È la condanna pronunciata ieri mattina dal gup Veronica Giacoia nei confronti di un trentatreenne, protagonista della brutale aggressione avvenuta il 9 settembre scorso.
Al termine dell’udienza l’uomo è stato riaccompagnato in carcere, dove – secondo quanto emerso – starebbe vivendo una situazione detentiva particolarmente difficile a causa di tensioni con altri detenuti. Sulla vicenda sono in corso accertamenti da parte della polizia penitenziaria.
Per la giovane vittima, oggi ventiquattrenne, quanto accaduto resterà però una ferita impossibile da cancellare. «Voleva uccidermi», aveva raccontato ai soccorritori subito dopo l’aggressione, ancora sotto shock e gravemente ferita.
La relazione tra i due andava avanti da anni e dalla loro unione erano nate due figlie. Col tempo, però, il comportamento dell’uomo era diventato sempre più ossessivo: controlli continui, gelosia, minacce e scatti d’ira avevano trasformato la convivenza in un clima di paura costante. La donna aveva quindi deciso di interrompere il rapporto e trasferirsi con le bambine in una nuova abitazione.
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Martina Melita, il trentatreenne non avrebbe mai accettato la separazione. Per settimane avrebbe continuato a cercare l’ex compagna con telefonate, messaggi e visite improvvise sotto casa.
La mattina del 9 settembre si presentò nuovamente nell’abitazione della donna chiedendo di entrare. Lei si rifiutò, intimandogli di andarsene. Poco dopo, però, l’uomo avrebbe scavalcato una recinzione introducendosi nell’appartamento attraverso una finestra al piano terra.
All’interno della casa, davanti alla figlia di appena due anni, la situazione degenerò rapidamente. Dopo urla e insulti, il trentatreenne afferrò un coltello da cucina e iniziò a colpire la ex convivente al collo, al torace, alla schiena e nella zona del rene. Nonostante le ferite gravissime, la giovane riuscì a reagire e a trascinarsi fuori dall’abitazione nel tentativo di chiedere aiuto.
Alcuni vicini assistettero alla scena e videro l’uomo continuare a colpirla con pugni e calci anche all’esterno della casa. Furono proprio i residenti a lanciare l’allarme al 112 e a prestare i primi soccorsi, cercando di fermare l’emorragia in attesa dell’arrivo dei sanitari.
Nelle ore successive emersero anche altri dettagli inquietanti. Una delle figlie avute dall’uomo da una precedente relazione avrebbe raccontato che il padre le aveva telefonato annunciando di voler compiere un gesto estremo prima di togliersi la vita.
Durante l’interrogatorio davanti al gip Stefano Colombo, il trentatreenne si avvalse della facoltà di non rispondere, chiedendo però informazioni sulle condizioni della ex compagna. Un gesto che lasciava emergere il peso di quanto accaduto e il rimorso per una violenza esplosa dopo mesi di tensioni e ossessioni.













