Di seguito riportiamo la lettera che la redazione de La Provincia di Varese ha recapitato al ministro Poletti
Varese, 5 novembre 2014
Egregio Sig. Ministro,
in un momento particolarmente critico e decisivo per il nostro Paese, la sua presenza qui in provincia di Varese ci rende particolarmente orgogliosi. È di per sé un segnale di quanto il nostro territorio, che rappresenta da sempre uno dei motori dell’economia italiana, sia tenuto in attenta considerazione. Ma ci permettiamo di chiederle risposte concrete, ad una serie di domande che il nostro territorio vorrebbe porle e di cui, da giornale che si pregia di essere “varesino al 100%”, proviamo a essere portavoce.
Ci riferiamo ad un’area che, da eccellenza produttiva qual è sempre stata, si sta riscoprendo a rischio. Negli anni post-crisi, dopo il 2008, il tasso di disoccupazione è più che raddoppiato, toccando una quota dell’8,6%, con livelli di disoccupazione giovanile oltre il 33% (fascia 15-24 anni).
Si renderà conto che qui Camera di Commercio, organizzazioni sindacali e organizzazioni datoriali sono pronte a parlare con una voce sola. Soprattutto c’è un tema su cui ormai da anni il territorio del Varesotto fa “sistema”, purtroppo senza ottenere i risultati che si propone. Una vera emergenza: parliamo del futuro dell’aeroporto di Malpensa, un asset occupazionale che dà lavoro ad almeno 30mila persone sul nostro territorio. In questi giorni messo in crisi dagli effetti dell’accordo Alitalia-Etihad, e dal conseguente “decreto Lupi” per la liberalizzazione del traffico aereo su Linate. Da hub internazionale, fatto crescere con miliardi di investimenti infrastrutturali a carico della collettività, rischia di essere ridimensionato a scalo regionale, votato primariamente al cargo, il cui indotto occupazionale è decisamente meno significativo per l’economia locale. Teniamo conto che dal dehubbing di Alitalia (2007) in poi, Malpensa ha già visto diminuire il traffico passeggeri annuo da 24 milioni a 18 milioni. Ora, il Centro di Ricerca per lo Sviluppo Territoriale dell’Università Liuc di Castellanza stima una perdita potenziale di 5.600 posti di lavoro per ogni milione di passeggeri all’anno in meno che dovesse transitare da Malpensa, mentre l’Unione Industriali di Varese si chiede se, con uno scalo ridimensionato, la nostra provincia riuscirebbe a mantenere intatti gli attuali livelli di export, pari al 45,5% del valore aggiunto prodotto contro una media nazionale del 27,8%. Anche le speranze di indotto legate all’evento Expo 2015, con il ridimensionamento che sta subendo il nostro scalo aeroportuale, cominciano ad apparire alle nostre imprese più come un miraggio che non come una certezza su cui confidare per una ripresa, anche solo temporanea, dell’economia del territorio. È dunque evidente come su questo tema il territorio chieda al governo risposte chiare: senza divisioni, perché la difesa dello scalo è trasversale alle appartenenze sociali e politiche.
C’è dunque da chiedersi come Varese potrà rilanciarsi, visto che già oggi cresce il numero di lavoratori, ma anche di imprenditori, che guardano alla vicina Svizzera come ad un’ancora di salvezza per le proprie ambizioni. I frontalieri, che risiedono in provincia di Varese ma passano tutti i giorni il confine per lavorare, sono ormai quasi 30mila, dei 70mila in tutta la Lombardia. La Svizzera è ormai il più grande datore di lavoro della nostra provincia: potrà quindi immaginare quanto possa essere decisivo l’esito del dialogo sugli accordi bilaterali tra l’Italia e la Confederazione Elvetica, su temi come la doppia imposizione fiscale, la rimozione della Svizzera dalla black list e il rientro dei capitali dall’estero: Le chiediamo pertanto che i negoziati non dimentichino la tutela dei frontalieri, per metterli al riparo dal rischio di un peggioramento della loro imposizione, ma nemmeno la questione dei ristorni, che per i Comuni di confine rappresentano una fonte di finanziamento fondamentale.
Sappiamo che sul tavolo del governo riceverà quotidianamente appelli che suonano simili al nostro, ma siamo altrettanto consapevoli di quanto la ripartenza di un motore dell’economia nazionale, qual è il nostro, possa apportare effetti di trascinamento positivi ben al di là dei nostri confini.
Ecco perché, signor Ministro, le chiediamo risposte e un aiuto per far mettere in campo quelle misure di rilancio che possano far ripartire l’economia della provincia di Varese.













