Lavoro: l’impiegato batte l’operaio

Dall'ufficio studi della Camera di Commercio l’analisi sulle previsioni d’assunzione in provincia. Le aziende cercano professionalità medie anche per servizi e commercio. Entro l’anno 8.800 assunti

– L’occupazione nel Varesotto è in flebile ripresa, ma pur sempre su livelli che non riportano i dati alla situazione pre crisi. E se sul fronte dei numeri per il nostro territorio il quadro resta dai contorni incerti, è bene sapere chi sono i lavoratori più richiesti: in cima alla lista ci sono impiegati e personale del commercio e servizi, mentre sono in

leggero calo le richieste per operai e figure generiche e non qualificate.A mettere in fila i numeri ci ha pensato l’analisi dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio basata sull’ultima indagine Excelsior relativa appunto alle previsioni d’assunzione. Uno studio che, oltre a raccogliere le cifre delle assunzioni previste, ha messo sotto osservazione anche i profili delle risorse che sono al momento richieste dalle imprese.

Sicuramente in cima ai desideri degli imprenditori ci sono le figure con “professionalità media” ovvero impiegati e altre figure tipiche del commercio e dei servizi che da sole rappresentano il 43% delle assunzioni previste. Per essere precisi le imprese hanno dichiarato di aver bisogno di 1.020 impiegati e 2.510 figure tipiche del commercio e dei servizi.
Ci sono poi le professioni high skill, ovvero con alto grado di specializzazione vale a dire dirigenti, specialisti e tecnici per i quali il fabbisogno segnalato è di 2.110 unità, pari al 26% del totale (+2% rispetto al 2014).
Il rimanente 31% comprende le assunzioni di operai e figure generiche e non qualificate: si tratta di profili per i quali si registra una contrazione di sette punti percentuali rispetto all’anno passato. A tracciare però il quadro generale sono i numeri che, nel complesso, misurano il polso della situazione.
I dati dicono che le imprese del territorio prevedono nel 2015 l’assunzione di 8.180 persone, il 18% in più rispetto al dato dello scorso anno che si era arrestato a 6.920. Una flebile ripresa, dunque, che però dovrà passare la prova dell’autunno e, soprattutto, deve fare i conti con il numero di dipendenti in uscita che supera il tetto delle diecimila persone, facendo dunque registrare un saldo negativo.
E anche se i numeri, dal 2012 ad oggi, sono in costante crescita tutto ciò non basta ad alzare l’asticella fino alle cifre pre crisi: basti pensare che, nel 2008, le aziende del territorio avevano previsto 13.770 assunzioni.

E c’è di più: sempre sulla base dell’indagine tra il 2014 e il 2015 l’area varesina presenta una crescita degli ingressi annunciati dalle imprese private in linea rispetto alla media nazionale (18%), ma inferiore a quella della Lombardia, dove il numero delle nuove occupazioni programmate è in aumento del 29%.
«L’incremento degli ingressi e la contestuale riduzione rispetto al passato del gap tra entrate e uscite previste dalle imprese varesine – sottolinea il segretario generale della Camera di Commercio Mauro Temperelli – sembrano evidenziare un mutamento di clima che resta timido, ma che appare in linea con altri indicatori relativi al nostro mercato del lavoro: così, le ore di cassa integrazione richieste, nel primo semestre dell’anno, sono scese del 31,7%. L’attenzione sul mercato del lavoro, comunque, non può che rimanere alta, a fronte di tassi di disoccupazione sempre troppo elevati».
Anche i dati di consuntivo relativi al primo semestre 2015 evidenziano qualche segnale di recupero del mercato del lavoro varesino.
Se si guarda al totale dei contratti stipulati, considerate tutte le tipologie (rapporti a progetto e interinali compresi), e tutti i comparti dell’economia compreso il pubblico impiego in provincia di Varese tra gennaio e giugno i contratti stipulati sono cresciuti dai 49.943 del 2014 ai 53.970 di quest’anno (+8%). Un altro segnale che fa ben sperare.