«Prima due, poi sempre di più» I clochard invadono la lavanderia

«Prima due, poi sempre di più»
I clochard invadono la lavanderia
Amaro sfogo di Giuseppe Petruzzellis, titolare del servizio a gettoni di Biumo. «Ha chiuso la Brunella e loro si scaldano qui. Ma bevono, bivaccano e spaventano»

– Per chi è senza fissa dimora il problema principale è ripararsi dal freddo, soprattutto con l’arrivo dell’inverno. E per questo molti cercano rifugio, anche nelle ore diurne, in luoghi chiusi e poco controllati.
A Varese, alcuni clochard hanno preso la recente abitudine di cercare riparo all’interno della lavanderia a gettoni di a Biumo Inferiore, aperta dalle 6 alle 24.
«Il fenomeno è iniziato all’inizio di dicembre – spiega il signor Petruzzellis – una coppia di senzatetto italiani veniva a trascorrere qualche ora nel pomeriggio all’interno della lavanderia».
Inizialmente, il titolare del locale ha cercato di andare incontro a queste due persone.

«Ho parlato con loro e mi hanno spiegato che erano solo in cerca di un po’ di caldo e non sapevano dove andare perché la mensa della Brunella aveva chiuso a metà novembre. Così, ho detto loro che se si trattava di un paio di ore e si comportavano bene potevano restare».
Mi a metà dicembre da due senzatetto, la lavanderia di Biumo ha iniziato a essere popolata da cinque clochard italiani.
«La vigilia di Natale, alle 20, un cliente mi ha chiamato dicendomi che nella lavanderia c’era un gruppetto di persone che bivaccava. Così ho chiamato il 112 che è intervenuto e ha allontanato queste persone».
Ma l’intervento delle forze dell’ordine non è stato sufficiente a fermare il bivacco, dando il via a non poche segnalazioni da parte della clientela della lavanderia che lamentava una sensazione di scarsa sicurezza e di disagio a frequentare il negozio.
Il 3 gennaio scorso, il signor Petruzzellis riceve l’ennesima chiamata da parte di un cliente alle 17. «Osservando i filmati delle videocamere di sorveglianza si vede un gruppetto di persone che bivacca, seduta a terra. Ho richiamato il 112 che è nuovamente intervenuto allontanando queste persone».
«Da una piccola tolleranza, questa gente è diventata arrogante e ha iniziato a comportarsi come se fossero a casa propria. Comprendo il diario dei clienti perché queste persone bevono cartoni di vino e non si può sapere come potrebbero reagire in preda ai fumi dell’alcol».
Ma secondo il titolare della lavanderia a gettoni, la situazione venutasi a creare è un riflesso della chiusura della mensa della Brunella. «Queste persone ci sono e hanno bisogno del giusto sostegno: il problema va risolto. Visto che la rete del volontariato a Varese non manca, e i volontari della mensa hanno già dichiarato di essere disposti a continuare se viene loro messa a disposizione una struttura».

Petruzzellis è convinto che la soluzione a questa “emergenza” debba essere trovata attraverso un lavoro congiunto.
«Da cittadino credo che sia compito della Chiesa e dell’assessorato ai Servizi Sociali trovare una soluzione. Sono convinto che luoghi sfitti o inutilizzati, all’interno dei quali riattivare la mensa e attività pomeridiane per i senzatetto, non manchino, sia da parte della Curia sia da parte del Comune. Tutto il resto lo faranno, come è sempre stato, i volontari».

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