«Il clima sta cambiando, più velocemente di quanto dovrebbe. Questa estate così fredda e piovosa è la dimostrazione di questo cambiamento in atto. E all’Insubria lo spiegheranno un premio Nobel come e il past president della Società Ecologica degli Stati Uniti».
è ecologa vegetale all’università dell’Insubria, e ha organizzato per il prossimo mercoledì l’iniziativa “Incontri con il Nobel” (patrocinata dalla Fondazione Valcavi per l’ateneo insubre), proprio per raccontare anche in un incontro aperto al pubblico cosa sta succedendo e cosa i normali cittadini possono fare per non contribuire alla terribile velocizzazione del cambiamento climatico del pianeta.
Terry Callaghan, nel 2007, ha vinto il Nobel per la Pace insieme all’ex vicepresidente degli Stati Uniti, , in qualità di Lead Author dell’Ipcc, Intergovernmental Panel on Climate Change, il Comitato intergovernativo sul mutamento climatico.
Callaghan è anche professore di Ecologia Artica all’università di Sheffield (Uk) e accanto a lui, mercoledì alle 20.45 nell’aula magna di via Ravasi , ci sarà anche il professor, professore emerito dell’università dell’Alaska, nonché past president della Società Ecologica degli Usa.
Un ecologo degli ecosistemi, impegnato per tutta la vita in attività di ricerca finalizzate alla sostenibilità degli ecosistemi e delle comunità umane, attraverso l’analisi degli impatti del cambiamento climatico per lo sviluppo di piani di adattamento al cambiamento climatico.
«Due esperti mondiali per raccontare un cambiamento che sta coinvolgendo da vicino anche il nostro territorio – racconta la professoressa Cannone – Lo abbiamo visto questa estate: i pochi giorni di caldo intenso tra maggio e giugno, seguiti da un luglio e un agosto particolarmente freddi e piovosi, sono il segno di un cambiamento che sta avvenendo con una velocità impressionante».
Già, perché i cambiamenti climatici, nella storia del pianeta, ci sono sempre stati: le Ere Glaciali si sono alternate a periodi molto più caldi. «Quello che è diverso e preoccupante, questa volta, è il lasso di tempo in cui sta avvenendo tutto: se finora per passare da un’era glaciale a un periodo caldo passavano anche centinaia di migliaia di anni, lasciando il tempo agli organismi più complessi, dalle piante agli animali, di adattarsi geneticamente nelle varie generazioni, ora tutto sta cambiando nel giro di un solo secolo».
Non è detto, quindi, che siano l’uomo e la sua intensa attività di inquinamento la causa dei cambiamenti, spiega Cannone, «ma le attività umane sono l’acceleratore del processo».
Così le correnti atmosferiche che da secoli governano il clima e le stagioni anche alle nostre latitudini stanno cambiando tempi e direzioni, disorientandoci.
Il grande accusato per quest’estate è l’Anticiclone delle Azzorre, da sempre custode delle calde estati italiane, che quest’anno non si è presentato all’appello, cambiando il proprio corso.
«In questo modo sulla penisola si alternano bolle di calore intenso provenienti dall’Africa con fredde correnti polari. Ed ecco spiegata la nostra strana estate».
Callaghan e Chapin, spiega Cannone, studiano soprattutto gli ecosistemi polari, perché è qui che i cambiamenti si verificano prima e in maniera più evidente.
«Il terzo punto del globo con caratteristiche simili sono le nostre Alpi. Per questo i ricercatori dell’Insubria studiano l’Artide, l’Antartide e le nostre montagne, dove i ghiacciai si stanno ritirando, mentre arbusti e boschi stanno risalendo di quota».
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