– Metro alla mano, stanno per incominciare i controlli sui dehor e sugli spazi estivi dei bar. L’area esterna occupata da sedie e tavoli deve essere esattamente quella pattuita. Base per altezza, come in un tema di geometria. Giusto, per carità. Ma può non essere semplice attenersi alle regole, tanto che de Loca Ubriaca si è autolimitato mettendo dei segni sulla pavimentazione di piazza
Carducci. Un po’ come quei giochi di enigmistica che richiedono di unire i punti con le linee fino a ottenere una determinata figura. «Facendo qualche segno per terra è più facile non uscire dall’area concordata» spiega Centorrino, che, dopo i problemi avuti con il ricorso presentato al Tar dalla farmacia di piazza Carducci, ha pensato bene di prendere precauzioni contro eventuali “sforamenti” di spazio.
«La nuova area richiede precisione, ma lo scorso anno a dirla tutta era ancora più difficile perché dovevo stare all’interno di un ovale – continua il barista – Adesso ho a disposizione uno spazio delimitato da una figura con quattro lati, che si allunga quando chiude la farmacia. Bisogna stare attenti anche ai centimetri, altrimenti si rischia la multa».
«Farlo non è come dirlo, anche perché capita che arrivino gruppi di persone e che si debbano mettere insieme più tavoli. A quel punto bisogna “incastrare” i tavoli, senza uscire dall’area».
Chi sgarra rischia una multa di qualche centinaia di euro. Ma i recidivi, quelli che più di una volta debordano dal perimetro concordato con il Comune, rischiano di perdere il permesso di avere l’estivo (permesso che si deve rinnovare ogni due anni).
Accanimento? No, normale amministrazione. «I controlli sulle occupazioni temporanee ci sono sempre stati, non sono una novità di quest’anno» spiegano dalla polizia locale. Anzi, i controlli avvengono anche in inverno. Nei mesi scorsi sono stati misurati gli spazi occupati dai tavolini riscaldati dai “funghi”, ma non sono state riscontrate molte irregolarità. Adesso però inizia “il bello”, ovvero la stagione dove i controlli saranno più numerosi e dove i tavolini, con il via vai di clienti, rischiano di spostarsi e di sconfinare.
«Ogni locale ha un suo provvedimento di autorizzazione preciso, concesso dal Suap (sportello unico attività produttive), con tutte le indicazioni e uno schemino che mostra come devono essere i tavoli – precisano da via Sempione – Con quei documenti la polizia locale riesce a vedere se il locale è in regola. Se non lo è, si dovrà pagare la differenza del canone di occupazione».
E ancora: «Il rispetto delle regole è anche una questione di sicurezza, perché se un bar si “allarga” troppo può intralciare il movimento di mezzi di soccorso». Giusto essere rigorosi secondo, presidente di Fipe Varese: «Ogni pubblico esercizio deve chiedere i metri che gli servono, nel rispetto dello spazio a disposizione».
«Siccome in alcune zone di Varese i bar sono tutti ammassati, serve che la regolamentazione sia precisa, altrimenti non si capisce più dove inizia il confine di un bar e dove inizia quello di un altro».
«Il rispetto dei propri spazi serve anche per evitare spiacevoli dispute con i vicini – continua Zambelli – Mi viene in mente la cosiddetta “piccola Brera” di Varese, con i locali attigui gli uni agli altri, che anche i clienti fanno confusione. Essere rigorosi serve per evitare i litigi. Anche perché si inizia debordando dal proprio confine di dieci centimetri, poi di venti, fino a che la cosa esplode in un problema vero».













