Per le start up tira il vento della crescita. Ecco i consigli per tentare il grande salto

Dalla buona idea al mercato, il 2016 è un anno buono. Ma quali sono le mosse giuste? Alberti (Liuc): «Guardatevi intorno, puntate sulle competenze e createvi un’identità»

La propensione a fare impresa non è certo una novità per la provincia di Varese. Nemmeno nei tempi più bui della crisi economica, mai sono mancate le idee per sviluppare nuove aziende; adesso che il momento economico è maggiormente favorevole, diventa ancora più importante per una start up trovare subito la giusta strategia per imporsi sul mercato. Se non si ha ben chiaro nella mente un programma preciso prima di cominciare, si comincia subito con il piede sbagliato, secondo gli esperti di start up.

Il primo suggerimento che ci sentiamo di dare è quello di partecipare al concorso ideato dal nostro giornale, che permette di vincere una cena con cinque campioni dell’imprenditoria varesina del calibro di Barbara Cimmino (Inticom Yamamay), Rosario Rasizza (Openjobmetis spa), Edoardo Bulgheroni (SelecTTrade), Luca Spada (Ngi Eolo) e Michele Lo Nero (FimCredit ed editore de La Provincia di Varese).
A loro, i vincitori del concorso potranno sottoporre per un consiglio le proprie idee di business. Ma chi avesse già scelto di fondare una start up, quali strategie dovrebbe seguire? «La prima cosa da fare è guardarsi intorno – suggerisce il professor Fernando Alberti, docente di Strategie Imprenditoriali all’università Liuc di Castellanza – attivare quella fase cosiddetta di mirroring che serve ad affinare e migliorare la propria idea, attraverso il confronto continuo con altri soggetti». Un’attività abituale in Silicon Valley, ma che in Italia invece registra timidezze e resistenze.

«Occorre poi ragionare con grande attenzione sulle proprie competenze e lanciarsi in un settore del mercato che si conosce già, senza improvvisazioni pericolose» prosegue Alberti. Il momento per le start up è favorevole; bisogna saper cogliere le occasioni e non scoraggiarsi ad esempio di fronte a un problema grosso come l’accesso al credito. «Per l’imprenditorialità è un periodo sexy – sottolinea il docente della Liuc – c’è grande fermento e quindi non bisogna lasciarsi scoraggiare; non ci sono soltanto le banche, ma ormai sempre più spesso università, istituzioni, fondazioni e altri soggetti mettono a disposizione delle premialità a favore di chi ha delle buone idee imprenditoriali».
Come presentare il proprio progetto d’impresa o la propria start up sul mercato? «Ormai lo strumento del business plan è di fatto quasi superato anche in Italia – afferma Alberti – servono strumenti più concreti che non semplici proiezioni su carta, come ad esempio un prototipo o la presentazione di qualche cliente potenziale». Un altro elemento importante è la strategia di comunicazione da mettere in campo. «Il sito web non è di sicuro la prima cosa su cui concentrarsi – spiega la varesina Isabel Colombo, consulente di comunicazione, web e social e titolare di BitterSweet – Fondamentale è l’identità personale, se non ci si vuole trovare tra qualche anno a domandarsi per quali motivi i clienti non vengono da voi».
Avere chiara la propria identità di impresa permette di emergere, di sentirsi soddisfatti e anche di costruire un brand coerente e riconoscibile. Se la costruzione dell’identità personale è il primo consiglio, altrettanto importante è il secondo e anche ultimo, ovvero la conoscenza degli strumenti che una start up può avere a propria disposizione. In questo caso si parla soprattutto di strumenti comunicativi, per conquistare nuovi clienti, utilizzando quelli più adatti alla propria attività.
Accorgimenti validi non solo a chi deve ancora buttarsi sul mercato, ma anche a start up già attive da pochi anni, ma ancora in grado di aggiustare la propria strategia di business.