Licenziata perché indossa il velo. Mentre dal primo ottobre partirà la vertenza legale che con ogni probabilità porterà , colf e badante ucraina di 26 anni da due mesi convertita all’Islam, davanti al giudice per il lavoro insieme ai suoi ex datori di lavoro, Varese si spacca in due.
Tra chi comprende la scelta della famiglia di Varese che l’ha licenziata (la giovane dice che la ragione sarebbe da attribuire alla sua scelta d’indossare il velo) e chi condanna la scelta. Tra politici di nazionalità straniera e fede diversa e italiani intransigenti.
«C’è una legge che vieta il licenziamento per ragioni religiose – dice , sindaco di Viggiù, americana di colore in quota Lega – Ma bisogna vedere come questa scelta religiosa influenza il lavoro. E bisogna vedere da dove arriva la scelta. Si è convertita dopo aver incontrato il fidanzato musulmano. Io già lo interpreto come un segno di debolezza. Il dubbio che questa donna sia una persona influenzabile. E se è stata influenzabile sulla religione chissà su cosa’altro potrà esserlo».
Cane non parla di razzismo: «Io non credo che il licenziamento dopo il velo venga dal razzismo. Io credo venga da una comprensibile preoccupazione. Con quel che si sente la paura la posso capire. E l’islam oggi non è certo associato ad immagini o scenari pacifici».
Di diritti civili da garantire parla invece , marocchino, musulmano, portavoce del circolo Pd di Luvinate. «È ingiusto e credo che questa ragazza vedrà il giudice darle ragione – dice – Si valuta il lavoro di una persona, non la sua fede religiosa. Non c’è in questo caso una motivazione oggettiva per il licenziamento. È soggettiva. Una suora compie forse meno bene la sua missione perché indossa un velo? E ancora: è meglio una bellissima badante in minigonna che tratta male l’anziano , o una badante con il velo che invece si prende cura di questa persona?».
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