«Faremo causa al Comune. Non ci possono trattare in questo modo». L’Unione dei musulmani di Varese, guidata dal presidente Giorgio Stabilini e dal segretario Samir Baroudi, dice basta.
E dopo l’ennesimo diniego da parte della giunta, emerso durante la commissione Urbanistica di ieri sera, sull’individuazione di una nuova sede per il loro centro culturale, annunciano di essere pronti ad adire alle vie legali.
«I dinieghi alle nostre richieste arrivano per una precisa volontà politica – spiega Stabilini – non si tratta di motivazioni urbanistiche, forse vogliono guadagnare voti negandoci i nostri diritti».
Baroudi, figura storica della comunità islamica, si sfoga all’uscita dalla commissione. «Dicono che non abbiamo presentato in tempo la proposte – dice Baroudi – ma è da anni che propongo, in modo costante, varie soluzioni. E puntualmente vengono ignorate. La settimana scorsa abbiamo dovuto pregare per strada, perché in via Giusti non c’era più lo spazio».
Stabilini sottolinea poi «l’assurdità della posizione del Comune. Non chiediamo di aprire una cosa che oggi non c’è, ma di trasferire il centro già esistente in una struttura più consona».
In sala, durante la commissione, erano presenti anche i proprietari dell’ex calzaturificio Carabelli di via Pisacane, la struttura individuata dalla comunità islamica.
E i proprietari, nel momento in cui il Comune concedesse il cambio di destinazione d’uso necessario per trasferire il centro, sono pronti a siglare il contratto di vendita. Ma al momento resta tutto fermo. «Non possono continuare a fare come gli struzzi – aggiunge Baroudi – devono riconoscerci. Siamo circa cinquemila cittadini di fede musulmana. Paghiamo le tasse, facciamo la nostra parte. Siamo offesi e feriti».
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