L’orgoglio delle imprese «È l’anno spartiacque»

Il presidente Brugnoli: «Fattori favorevoli, il momento è buono. Saremo la case history di un nuovo rinascimento industriale»

– «Qualcosa si sta muovendo» ha detto ieri Giovanni Brugnoli, presidente dell’Unione Industriali varesina al tradizionale incontro con la stampa di inizio anno: «E questa volta ci sono alcuni fattori esogeni che ci fanno ben sperare che questa possa essere la volta buona». Cambio favorevole, basso prezzo del petrolio e tassi di interesse favorevoli: «Il momento buono per la ripresa è questo» ha continuato il

presidente «siamo di fronte ad un cambio di contesto e di paradigma». Tutto, insomma, fa pensare che il 2015 possa davvero essere l’anno spartiacque «per l’economia italiana e quindi anche per quella varesina: qui – ha aggiunto Brugnoli – ci giochiamo il futuro e sono certo che, come è successo tante volte in passato, torneremo ad essere la case history di un nuovo rinascimento industriale».

Perché Varese sul tema ha ancora tanto da dire: «Se è giusto sottolineare, nel rispetto delle tante persone che hanno perso il posto di lavoro, che non siamo ancora fuori dalla crisi, soprattutto occupazionale, allo stesso tempo sarebbe irrispettoso delle tante imprese che hanno tenuto duro e che sono riuscite comunque a crescere in questo periodo difficile, non ricordare quanto ancora l’economia varesina conti nel panorama produttivo nazionale ed europeo». L’intera provincia di Varese rappresenta uno dei motori economici del Continente: e non è un’esagerazione che nasce da un orgoglio tutto varesino, ma il risultato certificato da una recente ricerca di Fondazione Edison che classifica il nostro sistema produttivo come l’undicesima area manifatturiera d’Europa.

Qualche dato, a discredito degli scettici: Fondazione Edison ha preso in esame tutte le province europee per individuare quelle a più alta vocazione industriale, ossia quelle che rispettino, anche dopo la crisi, determinati parametri, come avere una quota di valore aggiunto e occupati nel settore manifatturiero superiore al 30%; un’occupazione nell’industria superiore ai 20mila addetti e un valore aggiunto per occupato superiore a 50mila euro.

Ebbene: a rispettare questi tre parametri sono solo 53 province europee, per lo più tedesche e italiane.
E tra queste c’è Varese, che fa ancora di più: è tra le uniche 23 province in Europa che, oltre alle precedenti tre qualità, ha anche un valore aggiunto industriale superiore ai tre miliardi di euro. Arrivando, tra queste, proprio undicesima.
«Siamo di fronte a dati – ha commentato Brugnoli – che non dovremmo mai perdere di vista nonostante la crisi congiunturale che ci attanaglia. Numeri strutturali che non sono venuti meno in questi anni».
Certo, abbiamo da recuperare almeno 9 punti percentuali di Pil e un 25% di produzione rispetto a otto anni fa, ma «mai come in questi quattro anni di mia presidenza che si chiuderà nei prossimi mesi, mi sono reso conto di quanto la nostra Associazione riesca a coltivare anche nel lungo periodo risultati insperati».

Le imprese e l’intera economia di questa provincia, ha sottolineato Brugnoli «hanno saputo continuare a lavorare per restare uno dei motori economici europei: un motore che ha dovuto spesso andare a regime ridotto, un motore che, però, non si è mai spento e che è pronto a ripartire».
L’intera economia dovrà cambiare passo, «ma stavolta il futuro è potenzialmente promettente» ha ribadito Brugnoli «e oggi ci troviamo in una situazione del tutto diversa rispetto ad un anno fa» quando i primi segnali di ripresa vennero presto vanificati da nuovi sconvolgimenti dell’economia internazionale.
«Chi deve riprendersi lo faccia ora – ha ribadito sorridendo il presidente – approfittando di tutti questi nuovi elementi che giocano a favore».