Tra poco sarà il 30 settembre. E saranno già trascorsi 60 anni dall’ultimo viaggio del tram che collegava la funicolare alla prima Cappella.
«Io quel giorno ero tra i passeggeri– ricostruisce , pensionato di 82 anni che abita in viale Belforte – Ero a bordo del tram con tutta la mia famiglia e, per puro caso, sono stato testimone della fine di un’epoca».
Era il 30 settembre 1954. Lucio, con la sorella Annamaria e i genitori, aveva appena terminato le vacanze al Sacro Monte. All’epoca, infatti, si usava trascorrere qualche settimana di relax «al fresco».
Un lusso che era abbastanza frequente tra le famiglie varesine e varesotte. Il primo ottobre però bisogna tornare. Ricominciava la scuola e tutte le attività riprendevano a pieno regime. Fu così che, per dare ai villeggianti la possibilità di rincasare, l’ultimo viaggio della funicolare e del tram della Prima Cappella coincise con l’ultimo giorno della bella stagione. All’epoca forse non lo si era capito, ma quel viaggio siglò anche la fine della Dolce Vita varesina.
Lucio Meroni aveva 22 anni, lavorava già, ma non si sottraeva mai al piacere della vacanza al Sacro Monte con la famiglia. Prendevano casa vicino al Borducan per arrivarci comodamente con la funicolare e con due tram (uno per coprire la tratta centro- Prima Cappella e l’altro per andare dalla Prima Cappella alla funicolare).
«Come avevamo fatto tante volte, quella sera scendemmo dalla funicolare per salire sul tram e raggiungere Prima Cappella. Subito notammo che il conducente stava piangendo – dice Lucio – Era disperato perché quello sarebbe stato il suo ultimo giorno di lavoro. Tanta era la rabbia che guidava veloce, prendendo le curve di impeto. Ricordo che la mia povera mamma era spaventatissima».
Quell’ultima corsa partì alle 22. «Eravamo a bordo in pochi – ricostruisce Meroni – Mi ha colpito che a un certo punto il macchinista, disperato per l’imminente disoccupazione, prese la leva di ottone e, alla conclusione della corsa, nei pressi della Prima Cappella, la buttò giù dal finestrino, come a dire che tanto non gli sarebbe servita più».
Il giorno successivo i giornali scrissero di quell’ultimo viaggio che chiudeva un’epoca bella per la città di Varese. Furono pubblicate anche parecchie fotografie, sia del tram, sia della funicolare (che chiudeva a sua volta).
Da una di queste foto Lucio Meroni trasse ispirazione per dipingere un quadro a china che ancora oggi tiene nel suo studio.
Ogni anno, quando si avvicina il 30 settembre, Lucio fa sempre una telefonata alla sorella Anna per dirle: «È passato un altro anno dall’ultima corsa del tram».
Un’occasione per fare la conta delle cose che sono cambiate. Di quelle che andavano meglio e di quelle che erano peggio. Non manca mai, in quella telefonata, neppure una riflessione sulla viabilità varesina.
«Oggi esistono i pullman, che sono più rapidi – conclude Lucio – Ma la coreografia di quei tempi lì l’abbiamo persa per sempre. Ogni volta che si vedeva passare un tram era un avvenimento. I passeggeri guardavano le vallate verdi dai finestrini. Le persone per strada si fermavano per veder passare il tram. Era una magia; il mondo sembrava fermarsi».
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