Il campo abusivo resta dov’è. Per legge

Paradossale empasse a Capolago: un “residente” dell’insediamento rom è agli arresti domiciliari. Ecco il cavillo che rende il Comune impotente. Nel villaggio anche la corrente rubata dai cavi

Un insediamento rom abusivo sulla provinciale del lago. Alcune famiglie di sinti hanno costruito in piccolo villaggio a Capolago, ma il Comune non li può cacciare: un giudice ha infatti concesso gli arresti domiciliari a un “residente” del campo non autorizzato. In molti se ne sono accorti passando per la strada del lago. All’altezza di Capolago, proprio dietro al campo dove gli alpini festeggiano l’inizio dell’estate, sono

ben visibili una serie di roulotte che hanno formato un piccolo villaggio di rom. Al principio, si parla di quasi una decina di anni fa, era un solo un camper e i suoi abitanti. Italiani sinti che avevano deciso di stabilirsi in quel terreno sulla strada provinciale. Il Comune di Varese era subito intervenuto, cacciando l’insediamento e demolendo la recinzione che era stata costruita per delimitare l’area.

Non è passato molto tempo però prima che tornassero e non da soli. Da una roulotte si è passati a due, poi a tre, fino alla costituzione di un vero e proprio villaggio. La recinzione è stata ricostruita ed è stato anche tirato un cavo della corrente per fornire l’insediamento di energia. Un campo rom in piena regola e completamente abusivo. Anche in questo caso però il Comune si era attivato per smantellarlo e allontanare gli abitanti. «Abbiamo iniziato tutte le procedure del caso – spiega l’assessore all’Urbanistica – ma non si sono mai spostati». L’amministrazione ha emesso regolare ordinanza di demolizione, ma poi si è messa di mezzo la legge. Uno dei residenti, in seguito ad un procedimento penale in cui è stato coinvolto, ha ottenuto gli arresti domiciliari li dove effettivamente abita: nel campo abusivo. «A questo punto noi non possiamo più fare niente – aggiunge Binelli – abbiamo dovuto sospendere tutti i provvedimenti».

In realtà, il Comune una possibilità ce l’avrebbe: quella di requisire il terreno in oggetto e procedere alla demolizione d’ufficio di recinzione e fabbricati. Certo però tutto questo non finché la persona in questione dovrà scontare la sua pena, ma almeno le pratiche per far diventare il terreno di proprietà del Comune si potrebbero iniziare a portare avanti. E poi magari cercare di ottenere che il soggetto in questione sconti la sua pena in luogo effettivamente classificato e classificabile come domicilio. Intanto il piccolo insediamento continua a crescere e anche i residenti del quartiere sono preoccupati per la situazione che si sta andando a creare. Il messaggio che sta passando inoltre, non è dei migliori. I sinti pare vogliano anche dotare il campo di numero civico, rendendo definitiva e lecita una situazione che pare più altro surreale.