Campo rom? Nessuno parla, c’è paura

Fogne a cielo aperto, corrente a scrocco e rabbia. Ma i residenti non intervengono, temono ritorsioni. Dure accuse: «Parlano ma niente fatti. Qui, però, viviamo noi». La Lega: «Via in 30 giorni, poi le ruspe»

Fogne a cielo aperto, corrente a scrocco e tanta rabbia per chi non rispetta le regole. Il “villaggio sinti” abusivo di Capolago è un problema per i residenti che preferiscono non intervenire per paura di ritorsioni. Per la Lega invece la soluzione è una sola: «Intervengano le ruspe». Sopportano, reprimono la rabbia e vivono nell’insicurezza, ma i residenti di Capolago non osano varcare le soglie del campo rom per chiedere che

vengano rispettate le regole. Che quel cavo della corrente che attraversa i terreni altrui, per esempio, venga rimosso o messo in sicurezza. «Io ho paura a passare per fare manutenzione al terreno – dice un residente -. Temo di prendere dentro il cavo e rimanere fulminato. Senza contare che i campi che il filo di corrente attraversa sono aperti e chiunque corre dei rischi».

E poi c’è il cattivo odore e le condizioni igieniche in cui vivono: «Non hanno la fogna. Scaricano tutto a cielo a aperto, capite cosa vuol dire? La puzza con il caldo invade la zona, e pensare che lì vivono anche dei bambini». Sono tante le famiglie che risiedono in pianta stabile in quel terreno a ridosso della strada provinciale del lago.