Stanco e sempre più provato, ma determinato ad arrivare fino in fondo. La protesta del “Barone rampante” continua dalla cima del cipresso numero nove. Manca poco all’ora “X” e continua a condurre la sua battaglia contro l’abbattimento dei 16 calocedri della California, nonostante Palazzo Estense abbia deciso di sospendere, momentaneamente, il taglio approvato in commissione Ambiente lo scorso 10 settembre.
Dopo cinque notti trascorse “appollaiato” su un ramo a circa dieci metri di altezza, il giovane free climber inizia ad accusare alcuni disturbi fisici. «Ho crampi all’addome, alle anche e alle gambe: mi ero documentato in merito e sapevo che questi dolori sarebbero arrivati».
Il fisico di Forzientti, l’altra notte ha ceduto. «Ho dormito otto ore di fila, mi sono svegliato questa mattina (ieri ndr) alle 11.30: non ce la facevo più».
«Ieri sera (martedì ndr), sono venuti a trovarmi sull’albero due ghiri. È stato fantastico. Questa visita inaspettata mi ha ridato la forza per continuare la mia protesta».
Michele ha il viso segnato e da ieri mattina si é ritirato “nel suo monolocale” e non intende rilasciare dichiarazioni. «Mi sento un animale in gabbia – ci racconta – Guardo sotto di me e vedo e sento persone che cercano di strumentalizzare la mia protesta per scopi politici e interessi personali. Questa cosa mi fa arrabbiare, molto».
Nella posta elettronica privata di Michele sono arrivate numerose mail che esprimono solidarietà per quanto messo in campo. Ma anche proposte di lavoro. «Non mi interessa questo tipo di promozione, non sono salito su questo albero in cerca di fama e men che meno di un lavoro: io il lavoro ce l’ho già».
Michele racconta con voce tremula l’amarezza della strumentalizzazione del suo gesto, ma poi si commuove raccontando, invece, il sostegno arrivato da tutto il mondo. «Ho ricevuto un messaggio da una professoressa di diritto del liceo artistico di Varese che mi ha scritto che stava facendo lezione in classe proprio sulla mia iniziativa e che tutti i suoi alunni mi salutavano. Mi hanno scritto da Berlino, dall’Inghilterra, dalla Francia per esprimermi solidarietà e vicinanza».
Ma non solo perché la vera sorpresa arriva da colei che ha stimolato la coscienza critica e la sensibilità nei confronti dell’ambiente di Michele. , l’ambientalista statunitense nota perché è rimasta per 738 giorni nella foresta di Headwaters, Contea di Grand (Colorado), dal dicembre del 1997 al dicembre del 1999, su di una sequoia a circa 55 metri di altezza per impedirne l’abbattimento da parte della Pacific Lumber Company. La donna ha contattato via mail Michele.
«Mi ha scritto che ha letto della mia protesta, che é con me e di non mollare». Lo scambio di mail tra i due attivisti è proseguito nella giornata di ieri.
Intanto, la posizione nei confronti dell’“uomo del cipresso” da parte dell’assessore all’Ambiente, , si è inasprita. Ieri pomeriggio, l’assessore ha annunciato con un Tweet che «#Tarzan di #Varese é diventato l’utile idiota di chi conduce battaglia politica contro l’amministrazione».
Espressione che ha riacceso la determinazione di Forzientti. «Se la risposta a questa mia protesta pacifica è l’insulto verbale, rimango qui: mi faccio portare una catena per incatenarmi all’albero».
Il gruppo di volontari pronti a proteggere Forzienetti non ha lasciato l’albero nemmeno per un minuto anche per tutta la giornata di ieri. Intanto, nel pomeriggio di ieri, ha preso il via un corso di “tree climbing” proprio all’interno dei Giardini Estensi.
Inizialmente, alla vista di una squadra di persone attrezzata alla scalata, molti dei sostenitori di Michele hanno pensato al peggio. Chiarita la situazione, tutti (compreso Michele) hanno tirato un sospiro di sollievo.
Varese
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