Lo Iat ha una casa: piazza Monte Grappa

Promuovere Varese ha senso solo se l’ufficio è visibile. Nella nuova postazione +112% di accessi. Ma il 31 ottobre la festa finisce. Ghiringhelli: «Un peccato. Forse però con una raccolta firme...»

– Iat di piazza Monte Grappa, interno giorno, ore 14.30: quasi impossibile parlare con , dipendente comunale e responsabile all’interno della struttura. Davanti a lei c’è una coda di anime e di richieste: uno spagnolo che si informa su quali siano le linee di autobus più adatte a raggiungere il suo albergo, poi un italiano (l’inflessione è veneta) che abbisogna di una cartina dei sentieri, infine una signora tedesca con un’altra esigenza ancora diversa.
I tre turisti sono rispettivamente la 2017°, 2018° e 2019° persona entrata nell’ufficio informazioni nel settembre non ancora concluso. Nello stesso mese dello scorso anno gli accessi si erano fermati a quota 1585.

Verrebbe da citare il sindaco l’altro ieri sera ospite di “Un caffè con Luca Alfano”: «Noi varesini, così incapaci di parlare bene dei nostri tesori…». Eppure qualche miglioramento è stato fatto e una buona parte del merito va alla decisione di collocare lo snodo dell’accoglienza turistica nel punto più visibile e centrale della città.
Lo sconforto, però, è dietro l’angolo: il 31 ottobre prossimo Iat e dipendenti vari ritorneranno nel bugigattolo di via Romagnosi, poche centinaia di metri di distanza ma tutta un’altra vita proprio a livello di visibilità e funzionalità.
Che sia di per sé una mezza tragedia per le ambizioni turistiche varesine lo dicono i dati di cui sopra. Dall’apertura della nuova sede in maggio, agli albori di Expo, gli accessi sono andati in crescendo, facendo arrossire i numeri del 2014: 2123 accessi contro 1093 a maggio, 2236 a fronte di 1176 a giugno, 2356 invece che 1675 a luglio, 3346 su 1737 ad agosto. In tutto fanno il 112% di presenze in più rispetto allo scorso anno.

Le nazionalità? C’è di tutto: tedeschi e olandesi a maggio, il turismo italiano a giugno, i tanti australiani e canadesi di luglio, ancora i teutonici universalmente considerati nel mese corrente. Expo? È già stato scritto in mille salse: nel boom c’entra poco o nulla, visto che la maggior parte dei visitatori che hanno frequentato l’ufficio ha confermato di non essere venuta a Varese e dintorni per questo motivo.
Tra i fac-simile dei prodotti tipici del territorio posti sugli scaffali e le centinaia di brochure disponibili, quello che conta davvero sono le informazioni: su alloggi (meno di quello che si possa pensare, in verità), su cosa fare (attività sportive in primis), su cosa vedere e cosa comprare.
Eppure il trasferimento dello Iat nella piazza principale è avvenuto in virtù dell’inizio dell’Esposizione Universale, e al periodo della stessa sarà limitato. Dal prossimo novembre la macchina dell’accoglienza tornerà ad annaspare nell’ombra di un vicolo sì centrale ma nascosto, nonostante le ricadute positive anche sul commercio (leggi bar) della piazza.
La Soprintendenza non ha però voluto sentire ragioni già dal principio: quella struttura in vetro non c’entra nulla con l’architettura del luogo. Può stare lì ma solo a termine. «A me piange il cuore – confessa l’assessore al Marketing – ma si può fare poco. E quello di via Romagnosi è l’unico stabile di proprietà comunale che può essere utilizzato in centro». Ghiringhelli lascia intendere che un ultimo tentativo con le Belle Arti potrebbe essere fatto («magari con una raccolta di firme dietro») e al contempo assicura che verranno evitati gli sprechi: «La struttura in vetro, quelle a sostegno del verde, nonché il palco (costo totale 120 mila euro, ndr) verranno riutilizzate. Occorre una riflessione sul come, ma nulla è stato realizzato solo per sei mesi».