Chiusa la partita dei bunker. E si riapre quella del teatro

Il commento di Max Lodi, direttore di RMFonline, sui chiusura dei progetti dei parcheggi della Prima Cappella e a Villa Augusta

Si va nella direzione della volontà popolare. Adieu park della Prima Cappella, adieu park di Villa Augusta: come volevano i movimenti civici, tenaci avversari del buio tandem di parcheggi sotterranei con manifestazioni alla luce del sole. C’era dell’altro cui in passato s’oppose l’umore varesino, e la giunta Galimberti avrà modo/dovere d’occuparsene. In quest’altro spicca la story di piazza Repubblica. Qui un movimento specifico, con durata nel tempo, non c’è stato, pur se occasionali proteste contro la delinquenza circolante sono venute dagli esercenti.Ma è come se questo movimento di sofferta insofferenza esistesse da sempre, o almeno da quando (1) l’insieme del luogo ha preso una discutibile linea architettonica, malriempito gli spazi aperti al passeggio, reso meno frequentabile il mega-quadrilatero tra le vie Magenta, San Michele, Ravasi, Bizzozero, Dazio Vecchio, Manzoni, Mazzini, Avegno. E da quando (2) la decrepita caserma ha cominciato a perdere pezzi. Di intonaco, di infissi, di tegole, di vetri. Dopo l’acquisto non a prezzo di saldo, il Comune l’ha lasciata lì, nell’attesa di che cosa farne. Solo in un momento successivo se n’è preso carico progettuale, decidendo restauro e trasformazione d’uso in obbligo (infastidito) al

vincolo della soprintendenza lombarda ai beni culturali e paesaggistici.Ora c’è il progetto, vincitore d’un concorso, che ne prevede risanamento e utilizzo futuro. L’assessore a urbanistica e lavori pubblici, Civati, conferma l’impegno municipale al salvataggio della “Garibaldi”. Lascia aperto il dibattito su come adoperarne gl’interni messi in sicurezza: trasloco lì della biblioteca comunale o idea alternativa? Sembra prevalere la prima ipotesi, ma non sarebbe sorprendente/illogico esplorarne una seconda, terza, quarta. La biblioteca non sta male dov’è attualmente, in via Sacco. Anzi, sta bene. Qualcosa in sua vece nell’ex fortilizio risorgimentale starebbe benissimo.Da decidere è poi e soprattutto come orientarsi in merito al teatro. Al posto dell’Apollonio un manufatto di segno nuovo e definitivo, in cambio dell’ok a costruire sulla collina di Bosto al privato che finanzierà l’operazione? Mah. Tanti dubbi sulla scena. A iniziare da quello circa l’opportunità d’abbattere la chiesa del collegio Sant’Ambrogio d’una volta. Non un edificio di gran pregio (è della fine degli anni Trenta), però di non poco significato affettivo per i varesini. Civati non esclude la chance di un riattamento/riqualificazione dell’Apollonio, ciò che chiuderebbe la partita. Forse vale davvero la pena di riaprirla così.