Aule vuote, si riempie l’ospedale C’è la varicella: «Dateci il vaccino»

Aule vuote, si riempie l’ospedale
C’è la varicella: «Dateci il vaccino»
Tremila i casi all’anno al Del Ponte. E in questo periodo si registra un picco
Il primario della Pediatria: «Meglio prevenire, la Lombardia lo metta in lista»

È in corso una nuova ondata di varicella. Il contagio avviene principalmente nelle scuole: sono soprattutto i bambini sotto i 12 anni di età, infatti, ad ammalarsi e a diffondere la varicella con le goccioline di saliva che si diffondono, ad esempio, dopo uno starnuto o un colpo di tosse.Così, anche nel reparto di Pediatria dell’ospedale Del Ponte non mancano i pazienti, anzi. Il virus in

realtà è presente tutto l’anno. «A Varese registriamo circa tre mila casi di varicella all’anno», spiega il professor , responsabile dell’unità operativa di Pediatria. Ci sono poi alcuni periodi dell’anno dove il virus varicella-zoster sembra diventare più aggressivo. In realtà, la diffusione dipende dalla stagionalità, e quindi da un calo delle difese immunitarie correlata agli sbalzi delle temperature, e dagli ambienti chiusi tipici delle strutture scolastiche.

«Il 3 o il 5% dei casi di bambini affetti da varicella – continua Nespoli – necessita di ricovero».
Inizialmente il virus infetta le mucose respiratorie e i linfonodi; qui si moltiplica per poi, attraverso il sangue, raggiungere fegato e milza, dove si accresce ulteriormente arrivando a infettare la cute.
L’incubazione può durare anche tre settimane, al termine delle quali si manifestano i primi sintomi: febbre non molto alta, mal di testa, sonnolenza e l’esantema. La malattia è generalmente priva di conseguenze e il bambino che si ammala guarisce tranquillamente in una decina di giorni.
Si somministrano antifebbrili (escludendo quelli a base di acido acetilsalicilico come l’aspirina, che possono provocare gravi reazioni nel paziente) e antistaminici per il prurito. Esiste un farmaco specifico per la varicella, chiamato Aciclovir, che, somministrato per bocca entro 24 ore dalla comparsa delle prime manifestazioni cutanee, provoca una diminuzione della durata e dell’entità della febbre. La varicella è raramente grave nel bambino sano, ad eccezione dei bambini molto piccoli e in quelli che presentano una grave immunodepressione.
Ci sono infatti casi in cui si viene a creare una sovrainfezione batterica delle lesioni cutanee. «Quando lo sfogo cutaneo è particolarmente esteso e le crosticine sono danneggiate, allora è possibile che i microbi possano causare ulteriori infezioni e creare anche delle convulsioni».
Esiste, però, il vaccino contro la varicella disponibile dal 1995. Questo vaccino costituito da virus vivi attenuati. È commercializzato sia in forma isolata sia combinata nel cosiddetto vaccino quadrivalente (morbillo, parotite, rosolia e varicella).

La vaccinazione copre al 95% (cioè nel 5% dei vaccinati il contagio avviene ugualmente) e viene effettuata con una dose unica tra i 12 mesi e i 12 anni (a meno che il bambino non abbia già contratto la malattia). In genere è un vaccino ben tollerato. Può dare reazioni locali nel punto di iniezione (curabili con impacchi freddi e paracetamolo).
Il vaccino anti-varicella viene somministrato in due dosi, la seconda ad almeno sei settimane dalla prima. La vaccinazione è indicata nella prima infanzia, nei bambini più grandi e negli adolescenti ancora suscettibili, che non hanno cioè contratto la malattia.
«Il problema è che Regione Lombardia – continua Nespoli – non prevede la vaccinazione contro la varicella. Nelle regioni di Sicilia, Campania e Puglia la vaccinazione invece è prevista. Sarebbe ora che anche la Lombardia decidesse di inserire nella lista dei vaccini, anche quello anti varicella: in questo modo si risparmierebbero i soldi che vengono spesi per le ospedalizzazioni causate da questo virus».

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