VARESE – Una scuola media del Canton Argovia, imitando ciò che accade in altre scuole del Canton Ticino, ha deciso di adottare un curioso provvedimento per far passare alle studentesse la voglia di vestirsi in modo troppo appariscente. Se si presenteranno in aula con pancia scoperta, biancheria intima in bella vista, scollature da urlo, minigonne vertiginose e troppa bigiotteria saranno costrette a indossare una maglietta XL di colore scuro. A una prima indagine, i dirigenti e gli insegnanti delle scuole superiori varesine non sono d’accordo con un provvedimento tanto severo. Ma vorrebbero una stretta su decoro e igiene.
«Non credo che la soluzione sia ridicolizzare e mettere alla berlina le studentesse, ma sarebbe buona cosa riportare l’abbigliamento scolastico alla sobrietà e soprattutto insistere per una maggiore igiene della persona – afferma Luisa Oprandi, insegnante e consigliere comunale – Capita che gli studenti ripongano la maglietta utilizzata per fare educazione fisica in borsa e la riciclino per la lezione della settimana successiva, senza lavarla. Oppure che ripongano le scarpe usate per fare ginnastica negli armadietti in classe. Calcolando che le classi sono anche di 32 alunni, si può ben capire il disagio. Molti ragazzi non usano il deodorante che sarebbe particolarmente necessario vista la tempesta ormonale di quell’età. Per quanto riguarda l’abbigliamento, ci sono due casi: da una parte le pance fuori e i reggiseni in bellavista, dall’altra i bermudoni a tre quarti. Con questo non intendo certo dire che bisogna vestirsi griffati, ma credo che un paio di jeans, una camicia pulita e un maglione possano andare bene per tutti, insegnanti compresi. Sono contraria sia alla sciatteria che all’ostentazione del lusso».
Anche secondo Antonio Micalizzi, dirigente del liceo scientifico Ferraris, il provvedimento svizzero è esagerato. «E’ vero, la scuola merita lo stesso rispetto di un luogo di lavoro e bisogna dimostrarlo anche con l’abbigliamento. Ma è anche un luogo educativo e la soluzione migliore è sempre quella di parlare del problema con i diretti interessati e con i genitori. Chiedere di indossare una maglia coprente è esagerato. E poi nella nostra scuola le ragazze si sono sempre vestite in modo decoroso. Non abbiamo mai avuto di questi problemi, almeno fino a oggi».
Sono per la maggior parte ragazze le studentesse dell’itpa Nuccia Casula, ma la preside Renata Ballerio non ritiene necessario introdurre alcuna nuova regola per invitare a vestirsi in modo decoroso. «Credo che dare delle indicazioni sul vestiario, e soprattutto introdurre un capo di abbigliamento specifico o una divisa, non sia assolutamente il modo per far passare i valori. Comunque l’abbigliamento non mi sembra una priorità. Siamo all’inizio dell’anno scolastico e abbiamo ben altri problemi».
Adriana Morlacchi
e.besoli
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