Roma, 7 set. (TMNews) – L’allentamento della stretta sul carcere per gli evasori riguarda i reati più gravi. Lo fa notare il senatore del Pd, Giovanni Legnini, il quale attacca il governo e ipotizza che la modifica della norma sulle manette agli evasori, contenuta nel maxiemendamento alla manovra, su cui il governo ha posto la fiducia, punterebbe a “coprire” qualche grande evasore.
Il testo approvato dalla commissione Bilancio infatti prevede che per i reati fiscali scatti la sospensione condizionale della pena oltre i 3 milioni di euro di imposta evasa o non versata. Nel maxiemendamento il governo aggiunge un periodo nel quale si scopre che “per i reati più gravi, dalle fatture false all’occultamento e distruzione di documenti contabili”, affinché scattino le manette serva anche che la somma di imposta evasa sia pari o superiore al 30% del volume d’affari. Basterà invece la sola condizione dei 3 milioni per reati meno gravi: “omesso versamento per ritenuta alla fonte, omesso versamento Iva e compensazione indebita”, spiega Legnini.
Legnini fa anche notare che inserendo la condizione legata al fatturato, per esempio, un contribuente il cui volume d’affari è di 20 milioni e ne evade 5, non essendo i 5 milioni il 30%, ma il 25%, non andrà dietro alle sbarre. Come dire che chi ha fatturati più alti rischia meno.
“O si tratta di un pasticcio normativo poiché la stessa disposizione viene scritta due volte (alla parte approvata dalla commissione viene aggiunta una norma dal governo); oppure se il testo nel suo complesso corrisponde alla volontà del governo, allora vuol dire che per i reati fiscali più gravi e per gli evasori più grandi (quelli che fatturano oltre 10 milioni di euro all’anno) si stabilisce un regime penale più favorevole. Si tratta di una decisione molto grave, evidentemente finalizzata a coprire qualcuno che certamente non è un piccolo evasore”, conclude Legnini.
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