Uno su 50 è socio del Credito Cooperativo. «Renzi attento, la riforma non le trasformi»

Qui sindacato - Focus della First Cisl dei Laghi sulla rivoluzione in corso. Preoccupazioni per i rapporti con i piccoli e l’occupazione

Opportunità e speranze, ma anche timori. Molti timori che la riforma delle Banche di Credito Cooperativo faccia perdere sovranità agli istituti di credito locali, ben radicati sul territorio, trasformandoli in banche d’affari e svuotandoli della loro funzione non solo economica ma anche sociale.Basti pensare ai 2.975 sportelli, pari al 10,20 %, che le banche hanno chiuso nel Paese nel periodo di crisi, mentre le banche di Credito Cooperativo ne hanno aperti 494, un 12,51% in più, «espletando così una funzione di supplenza dovuta alla diversa mission che le caratterizza», la sottolineatura di , segretario nazionale della First Cisl: «In Italia una persona su cinquanta è socio di una Bcc, una su dieci cliente». Un tema caldo, quello della riforma delle Banche di Credito Cooperativo, di cui si è parlato venerdì 18 marzo, a Villa Recalcati a Varese, nel corso del convegno sulla riforma delle Bcc organizzato dalla First Cisl dei Laghi, il sindacato bancari di Varese e Como per esplorare le possibili opportunità e speranze in merito a questa riforma su cui il governo Renzi porrà la fiducia per andare avanti spedito nell’approvazione.«Una riforma che avrà riflessi importanti sia sulle aziende che sul no profit, oltre che sulle famiglie», ha evidenziato, segretario generale della First Cisl dei Laghi. «Il momento è delicato e c’è l’esigenza di stabilità. La preoccupazione è che possa snaturarsi il modello di credito cooperativo, avvicinandosi a quello delle

banche tradizionali. In più la stima dell’impatto occupazionale è preoccupante. Vanno, quindi, monitorati sia il livello occupazionale sia i rapporti con le famiglie e le imprese. Il nostro monito è che con questa riforma non si debba incappare negli errori commessi nel recente passato. Con la possibile aggregazione delle realtà in unico capogruppo che funga da holding c’è il rischio di avere una perdita di sovranità, con i centri direzionali e i poli di delibera che verrebbero meno. Un aspetto che se non controllato bene porterebbe al depauperamento dei territori». Se c’è l’impellenza di risistemare il mondo del credito cooperativo, come evidenziato dai relatori, si chiede però massima attenzione. Tanto più che «non c’è distinzione tra chi ha risolto i propri problemi e chi li ha riverberati nel sistema», l’affondo di Broggi. A portare speranza ci ha pensato il deputato , componente della X Commissione Attività produttive della Camera «Questa riforma emerge alla fine di un percorso parlamentare di condivisione della nuova normativa delle Bcc che vuole consolidare un sistema fondamentale per il territorio e dare solidità a tutta la struttura in tutto il Paese. Non si correrà il rischio di fare diventare le Bcc banche d’affari: manterranno l’attaccamento al territorio ed il sostegno alle pmi». Nella discussione sono intervenuti anche il vicepresidente della Provincia di Varese, la professoressa della Bicocca , il presidente della Bcc dell’Alta Brianza e , vicepresidente di Confcooperative.