Nessuno è diverso. Varese c’è. Per i diritti di tutti

Grande successo per la seconda edizione del Varese Pride nella storia del capoluogo. Migliaia di persone, di ogni orientamento sessuale, compresi tantissimi etero, hanno sfilato per le vie del centro

– Vivace. Gioioso. Potente. Il Varese Pride 2017 è stato un tripudio di colore, un successo. Ieri pomeriggio, il cuore della città di Varese ha visto sfilare il corteo dell’orgoglio Lgbti, gente festante, bandiere al vento, mani verso il cielo e voci che si levavano all’unisono: «No all’omofobia». Dalle 14 circa, nonostante il caldo afoso, il concentramento di fronte a Palazzo Estense ha iniziato a formarsi. Pochi minuti all’ora X fissata alle 15, via Sacco pareva un fiume di persone in trepidazione, in attesa del segnale di partenza. Al passare dei secondi l’adrenalina aumentava nelle vene. Alle 15 il corteo non aveva ancora mosso il suo primo passo, ma la festa era già partita: il vero “colpo di pistola” è stata la musica proveniente dal carro apripista del corteo, grazie alla quale le centinaia di persone presenti hanno iniziato a ballare trasformando la strada in una pista da ballo. Ore 15.15, il segnale tanto atteso è arrivato, la seconda edizione del Pride Varese ha inizio. Oltre 2.500 persone festanti hanno sfilato verso piazza Monte Grappa, il corteo è stato un inno al colore, alla musica e alla libertà di espressione, in cui i partecipanti hanno potuto esprimersi, per una volta, senza sentirsi oppressi dai pregiudizi che ancora oggi inquinano la nostra società. La manifestazione ha proseguito fino in piazza della Repubblica, per poi ritornare nella piazza centrale, dove è stato allestito un palco per i discorsi di chiusura. Alla sfilata hanno partecipato persone di diversi orientamenti sessuali, lesbiche, omosessuali, travestiti, transessuali, ma anche eterosessuali, come rivela la testimonianza di Andrea Isonni raccolta direttamente dal Pride: «Pur essendo etero convinto, ho voluto partecipare spinto dalla curiosità di vedere una cosa nuova e innovativa, perché credo sia giusto che

ognuno abbia il diritto di manifestare e manifestarsi per quello che realmente è, senza paure o pressioni». Sempre dal cuore del corteo è arrivato un altro commento, questa volta è quello di Alessandro Franzetti, il quale, orgoglioso e fiero di assistere a manifestazioni del genere, non ha esitato a spezzare una lancia a favore dell’amministrazione comunale varesina: «L’evento di quest’oggi lo definirei come “una festa del popolo”. La decisione di patrocinare il Pride da parte del sindaco Galimberti è un segnale molto positivo, che fa bene all’economia della civiltà umana, perché rende Varese una città più matura, accogliente e inclusiva». La sfilata ha visto anche la partecipazione di persone che, sebbene capitassero quasi per caso davanti al “fiume variopinto”, si sono lasciate trasportare con entusiasmo e spirito di aggregazione, è il caso di Luigi Aggiorno, che nel bel mezzo del corteo ci ha spiegato il suo punto di vista: «Partecipo per la prima volta a questo tipo di eventi. I diritti umani non devono essere riconosciuti in base ai gusti sessuali o ad altre caratteristiche. Speriamo che il “grido” di oggi invogli la nostra città ad abbattere una volta per tutte queste persistenti forme di discriminazione. L’aspetto che mi ha colpito di più? Sicuramente vedere eterosessuali scendere in campo per l’acquisizione dei diritti umani». Come l’ha ricordato a gran voce Stuart Milk dal palco di piazza Monte Grappa, la manifestazione di ieri è stata sì una festa, ma con all’interno un profondo significato: l’obiettivo primario di questo evento è quello di distruggere i pregiudizi, di poter dire liberamente “anche noi ci siamo”, perché viviamo in una democrazia, e proprio per questa ragione, lottare ancora oggi per i diritti di uguaglianza è diventato un ossimoro troppo stridente da accettare.