Lavoratori in nero, dipendenti spiati con sistemi di videosorveglianza illegali e attività imprenditoriali sospese per irregolarità varie. Dati sempre più preoccupanti per Varese e provincia che generano allarme soprattutto tra i sindacati.
Nei fine settimana di febbraio e delle prime due settimane di marzo, gli ispettori dei Lavoro della Direzione territoriale di Varese, in collaborazione con il Nucleo dei carabinieri per la Tutela del Lavoro hanno effettuato un’attività mirata alla lotta al lavoro nero e all’immigrazione clandestina, preceduta da una fase di intelligence.
I controlli coordinati dalla direzione territoriale del Lavoro di Varese, diretta da , coadiuvata dai carabinieri territorialmente competenti e dal comando provinciale di Varese ed effettuati nelle ore serali e notturne, hanno portato alla luce una realtà allarmante.
Ad essere ispezionate sono state 28 aziende operanti nel settore ristoranti, pizzerie, pub, night club e discoteche attive a Varese e nelle zone a Sud e a Nord della provincia.
Di queste 28, ben in 22 sono state riscontrate molteplici irregolarità, soprattutto per quanto riguarda il mancato rispetto della disciplina in materia di lavoro e legislazione, oltre al versamento di contributi e premi.
I carabinieri e gli ispettori del Lavoro hanno trovato 61 lavoratori in nero dei quali sei extracomunitari clandestini irregolari sul territorio italiano. Per 14 aziende è stata disposta la sospensione dell’attività imprenditoriale, per la presenza di lavoratori in nero in misura pari o superiore al 20% del totale dei dipendenti occupati.
L’importo della sanzioni amministrative elevate alle aziende irregolari è stato di 284mila e 415 euro, oltre al versamento dei contributi Inps e premi Inail.
Sono stati inoltre deferiti in stato di libertà venti datori di lavoro, di cui ben 12 per installazione non autorizzata di impianti di videosorveglianza in violazione delle legge, che impedisce l’utilizzo di impianti audiovisivi o di altre apparecchiature con finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori.
Altri otto sono stati deferiti per la mancata redazione del documento di valutazione dei rischi, specie in relazione all’utilizzo della tipologia del contratto a chiamata, per un totale di 60.500 euro di ammende. Tra lavoro nero e dipendenti spiati, è forte il grido d’allarme dei sindacati che chiedono più controlli.
«Sono dati assolutamente preoccupanti – afferma , segretario generale dalla Cisl dei Laghi – Oggi purtroppo il mercato del lavoro è balcanizzato e soprattutto il settore del commercio è borderline». Gli strumenti contrattuali a disposizione delle aziende ci sono. «Nel settore del commercio ci sono tantissime tipologie di contratto molto flessibili» prosegue Larghi.
«È evidente allora che non c’è la volontà di mettersi in regola; se a questo aggiungiamo un atteggiamento vessatorio nei confronti dei dipendenti il quadro è ancora più fosco. Bisogna fare più controlli perché ci sono imprenditori che approfittano della crisi per fare qualsiasi cosa». Anche in casa Uil si alza un forte grido di allarme. «La crisi economica non può giustificare questi atteggiamenti – sottolinea il segretario generale – Ai lavoratori diciamo di denunciare immediatamente queste situazioni che vanno combattute con forza in tutti i modi».
«Sull’utilizzo della videosorveglianza ci sono precise norme da seguire contenute nello Statuto dei Lavoratori; purtroppo è anche un problema di cultura che ha radici profonde».
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