Contratti a termine «Migliorano le cose. Però serve il lavoro»

Nuovi contratti a termine, dallo scorso 21 marzo non serve più un motivo produttivo, organizzativo o tecnico per poter assumere con un contratto di lavoro di durata fino a tre anni. E anche per la somministrazione a termine, non è più necessaria la cosiddetta causale giustificatrice. L’azienda non potrà, però, superare il 20 % del proprio organico con contratti a termine.

È una delle novità previste dal governo Renzi, stabilita dal decreto legge n. 34/2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 66. Viene così cambiata la legge Fornero che consentiva l’assunzione a termine solo con causale (salvo poi la deroga che consentiva di prescindere dalla giustificazione in caso si trattasse di primo rapporto di lavoro a termine non superiore a 12 mesi).

Inoltre non poneva un tetto limite di dipendenti con un contratto a termine e consentiva una sola proroga (per gli stessi motivi oggettivi per i quali il contratto era stato stipulato) di tre anni al massimo. Ora, invece, alla “liberalizzazione” dei contratti a termine si aggiunge la chance di prorogare fino a otto volte, nel limite di tre anni.

Un passo in avanti o uno stallo per le aziende della provincia di Varese? «La nuova norma potrebbe produrre positività», sostiene Franco Colombo, presidente di Confapi Varese. «Semplifica, dunque è più leggibile e perciò va nella direzione giusta». Secondo il presidente delle pmi varesine, la legge Fornero «non è stata da stimolo a nuove assunzioni», dunque le nuove disposizioni «non possono che essere migliorative».

Il punto clou rimane il lavoro da rimettere in moto. «Deve ripartire il lavoro», dice Franco Colombo. «L’inizio della ripresa sarà quando si tornerà ad assumere». Assunzioni a tempo indeterminato? «Indeterminato deve essere il lavoro non il posto», precisa il presidente di Confapi.

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