VARESE Il “mafioso lombardo” non solo esiste ma ha anche il doppiopetto e il colletto bianco.
Lo hanno descritto così gli ospiti del convegno «Le mafie a Varese e nel nord. Aspetti sociali ed economici» organizzato da Confesercenti Varese e Crea-Res, centro di ricerca su etica degli affari e responsabilità sociale di impresa.
Dal procuratore della Repubblica di Varese, Maurizio Grigo, recentemente nominato dal sindaco di Milano nella commissione dei cinque esperti sulla mafia, al parroco di Scampia don Aniello Manganiello.
Tutti stati tutti concordi nel ribadire quanto la criminalità organizzata sia radicata nel tessuto sociale del nostro territorio. «Una provincia che è storicamente divisa in due parti – ha spiegato Grigo – Il basso Varesotto è dominato dalla realtà criminale siciliana, nell’alto Varesotto opera in modo silenzioso e sotterraneo, ma articolato ed efficace, la ‘ndrangheta».
Un giro d’affari che nel 2009 «era pari a un decimo del Pil nazionale, solo nell’area milanese». E l’8% dei sequestri d’immobili alla mafia è avvenuto in Lombardia. Numeri che parlano da soli per descrivere l’entità del giro d’affari che la criminalità organizzata ha nel nostro territorio. Affari che riguardano lo spaccio di droga, l’usura, l’estorsione, lo smaltimento rifiuti e l’edilizia.
E che è importante conoscere «soprattutto in un momento storico ed economico come questo – ha detto Gianni Lucchina, direttore di Confesercenti – in cui le imprese sono in difficoltà e quindi più esposte al rischio di finire nelle mani degli usurai». L’obiettivo dell’incontro è stato proprio quello di mettere in guardia i commercianti e gli imprenditori varesini e «condividere strumenti per agire – ha sottolineato Cesare Lorenzini, presidente di Confesercenti – Anche se siamo costretti a convivere con la mafia, ci fa paura».
Spaventa soprattutto l’impotenza degli imprenditori in difficoltà, rappresentati al convegno da Paolo Fantinato, presidente dei giovani della categoria per Confesercenti: «Non possiamo più far finta niente, i fatti di cronaca confermano che la mafia è tra di noi. Ma ci sentiamo soli. Il sistema bancario non funziona, l’accesso al credito è bloccato ed è facile dare fiducia a chi si propone come benefattore ma poi in realtà si dimostra un vampiro».
L’immagine del mafioso “per bene” è quella che più spesso è ricorsa negli interventi dei relatori. Il mafioso non ha più l’aspetto di un malvivente, non usa la lupara. Esecuzioni e sequestri non sono più gli strumenti che adoperano le organizzazioni criminali. «L’infiltrazione mafiosa nell’economia usa strumenti sofisticati e potenti – ha spiegato Rossella Locatelli di Crea Res – Come il riciclaggio del denaro sporco, in grado di provocare anche effetti distorsivi dell’economia di mercato».
Un’emergenza per il nostro territorio che magistratura e forze dell’ordine combattono con tutti i mezzi a disposizione. «La nostra attività sul territorio è esemplare – ha detto Grigo – L’importante è che si parli di questi temi perché l’attenzione rimanga sempre alta».
Valentina Fumagalli
s.bartolini
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