In 19mila senza studi né lavoro Ecco chi sono i Neet di Varese

Suona anche a Varese l’allarme occupazione giovanile: a fine 2012 in provincia erano oltre 19mila i ragazzi tra i 15 e i 29 anno che non studiano e non lavorano.

Ovvero i cosiddetti Neet, acronimo inglese che sta per “Not in education, employement or training”. In altre parole, che non fanno nulla. Li ha censiti un rapporto di Italia Lavoro, società interamente partecipata dal Mef che ha come mission quella di creare occupazione.

«Il problema è sotto i nostri occhi», riconosce Francesco Vazzana, segretario generale del Nidil-Cgil, il sindacato che si occupa dei precari e che più facilmente ha a che fare con gli under 29. «Mancano le opportunità lavorative e i giovani si trovano nella condizioni di affrontare ricerche di occupazione che si dimostrano vane».

Il risultato sono questi 19.325 ragazzi e ragazze che oggi non hanno prospettive. Si tratta di un giovane su sei in provincia di Varese. L’ufficio studi della Camera di Commercio, che ieri ha diffuso il rapporto di IL, stima che 12mila di questi giovani stiano effettivamente cercando lavoro.

Mentre gli altri sono del tutto inattivi, significa cioè che nemmeno sono alla ricerca di un’occupazione. La condizione di Neet riguarda per la maggior parte i maschi (11.391), mentre le femmine sono presenti in misura minore (7.935). L’unica consolazione sta nel fatto che il Varesotto, con una percentuale di “nullafacenti” del 15,2%, è inferiore sia alla media lombarda del 16,1% che a quella nazionale del 24%. Ma c’è davvero poco da sorridere. Tanto più che, nonostante il numero di giovani inattivi sia calato rispetto ai 22mila censiti nel 2010, i primi dati relativi al 2013 lasciano supporre che si stia andando verso un nuovo incremento.

Lo dimostra il dato Istat sulla disoccupazione giovanile per la fascia tra i 15 ed i 19 anni, balzato dal 17,2% al 25%. Segno che anche i giovanissimi fanno sempre più fatica a trovare un’occupazione.

Oppure la trova, ma al di fuori delle regole. «Sicuramente una parte di questi giovani lavora in nero», afferma convinto Vazzana. Il quale si confronta ogni giorno con queste realtà: «Mi occupo di insegnare diritti e doveri dei lavoratori nei corsi di formazione per gli agenti di somministrazione».

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