C’è, lungo la via Oriani, una cappelletta votiva che in questi giorni è tutta adornata di magnifiche rose scarlatte.
Si trova poco prima della curva verso sant’Ambrogio, di fronte alla discesa di via Pirandello.
In quell’edicola votiva, dedicata da trent’anni a questa parte a tutti i dispersi ritrovati e affondata nel marciapiedi per la ripetuta sedimentazione del manto stradale nel corso dei secoli, si trova un dipinto della Vergine col Bambino in Trono fra San Sebastiano e San Rocco. «Non sono solo i dispersi di tutte le guerre» spiega la signora Albertina Corbetta, classe 1939, la custode del piccolo monumento votivo. «In realtà è
dedicata a tutte le persone che in qualche modo si sono perse per la via e hanno ritrovato se stesse grazie alla fede, perché questa Madonna ha aiutato e continua ad aiutare: venivano qui a rifugiarsi anche i contadini quando improvvisamente scoppiava un temporale nei campi». La signora Albertina ha fatto in tempo a recitare il rosario, a maggio, nei tempi passati, alla “cappellina mediovale” (come recita la targa).
«Fino a che la strada non era troppo trafficata arrivavano in processione da sant’Ambrogio, da Velate, da tutta Avigno. Era la protettrice del cammino verso il Monte e stava al limitare fra i due rioni: la mia nonna la chiamava “La Madonna su la cadrega”, la Madonna seduta sulla sedia, e in effetti, quando dopo l’ultimo restauro l’hanno chiamata “Madonna in trono” ho pensato che si fossero sbagliati». Il nonno di Albertina, quando acquistò la proprietà nella quale l’edicola era incastonata, nel ’28, si fece numerose domande sulla sua origine. Probabilmente risale al XV secolo o inizio XV, e ha vissuto quindi ben cinque secoli di devozione popolare, fra carestie e pestilenze – non a caso è affiancata da due pale lignee raffiguranti i due santi invocati nei periodi delle epidemie, San Rocco e San Sebastiano, originariamente affrescati sulla parete e salvati con grandi difficoltà – e anche guerre.
«Durante il bombardamento del ‘43 di Masnago, gli Americani sganciarono nel prato di fronte una bomba incendiaria che devastò i cascinali vicini: miracolosamente la Madonnina, e la mia casa, rimasero illese, e da allora iniziai ad affiancarmi alla mia mamma Giuseppina che se ne prendeva cura». Un tempo di proprietà dei signori Groppelli, ora la Cappelletta appartiene al Comune, che ha fatto mettere al suo interno una luce che si accende quando viene sera. In origine era interamente affrescata, come spiegò Carlo Alberto Lotti, incaricato dalla Sovrintendenza delle Belle Arti di restaurarla nel 1987, nel periodo in cui le ruspe comunali giunte ad ampliare la via Oriani avevano intimorito gli abitanti del luogo circa la sorte della loro amata edicola.
Protetta da un’antica inferriata, esternamente è rimasta identica a se stessa, interramento a parte; al suo interno ha perso nei secoli gli affreschi che decoravano le pareti e dalla volta, un tempo affrescata da un cielo azzurro trapuntato di stelle, oggi affiorano sassi in beola grigia. Restaurata nuovamente nel 2012 con un intervento conservativo mirato a scongiurare infiltrazioni d’acqua, è amorevolmente curata da Albertina, che rinfresca tovaglie e fiori, posa lumini e prega quotidianamente per i suoi cari ed il quartiere.













