Non si placano le polemiche sul trasferimento, annunciato dal Comune per razionalizzare i costi, dei 115 alunni della scuola primaria “Maria Addolorata” di via Luini, che da settembre verranno trasferiti nello stabile sottoutilizzato di Via Como. Ieri mattina il consigliere regionale ha fatto visita ai genitori riuniti in assemblea nei locali della scuola, accompagnato da Antonella Zambelli, che, facendo parte del Consiglio nazionale per le pari opportunità del terziario femminile, ha preso a cuore la vicenda.
Il portavoce dei genitori, , ha dichiarato: «Abbiamo ricevuto solo sabato scorso la comunicazione sul trasferimento: una decisione inattesa, di cui non c’era stata alcuna avvisaglia, tanto che avevamo già fatto l’iscrizione all’anno successivo. Il sindaco Galimberti pensava che avremmo accettato senza obiezioni, ma nella riunione di mercoledì gli abbiamo espresso il nostro dissenso, lamentando di non essere stati avvisati per tempo e ribadendo il diritto dei nostri figli alla continuità didattica. Dobbiamo ora ricompattarci in vista del nuovo incontro di lunedì col sindaco, dove porteremo proposte alternative. Questa non è una scuola rivolta ad una élite, ma al contrario permette di dare dei vantaggi, come il doposcuola, a prezzi inferiori a quelli delle altre scuole, venendo incontro ai genitori che qui possono lasciare i bambini dalle 7 del mattino per riprenderli alle 18.30. Questa scuola – ha proseguito il portavoce – è anche un esempio di integrazione che non è facile trovare: qui i servizi accessori a basso costo favoriscono anche l’iscrizione di bambini extracomunitari, un esempio che dovrebbe essere portato a modello e non cancellato come un’anomalia. Tutto ciò non è stato preso in considerazione e la’“Addolorata” non cambierà solo di sede, ma sostanzialmente sparirà, perché stanno aumentano le richieste di nulla osta per passare ad altre scuole statali o private. La prima in ingresso, che contava già 16 preiscrizioni, è a rischio e in tutte le altre classi i genitori si stanno organizzando per spostarsi in altri istituti».
Alla fine dell’incontro, Emanuele Monti ha affermato: «Siamo di fronte ad una scelta ideologica da parte dell’amministrazione. Nei dieci anni come consigliere comunale a Varese non c’è mai stata una discussione col sindaco Fontana se finanziare i 50mila euro di affitto di una struttura che, al di là di essere una scuola pubblica, ha un servizio prescolastico e doposcuola di grande eccellenza e molto apprezzato dalle famiglie. Il grande rammarico, ascoltando i genitori, è anche il modo in cui è stata presa e comunicata questa decisione: un vero blitz dall’oggi al domani, per far sì che i genitori non riescano ad organizzarsi nella protesta, e dall’altra parte la vergogna delle lettere date ai bambini. Come Lega Nord e Regione ci batteremo fin da lunedì, chiedendo che questa iniziativa venga ripensata perché rappresenterebbe un problema serio per la città. Faccio un appello – ha concluso Monti – ai consiglieri comunali del centrosinistra di fede cattolica: vorrei capire cosa pensano di quanto sta avvenendo qui. È un chiaro attacco da parte di chi pensa che non possa esistere una scuola pubblica con ispirazione e servizi di stampo cattolico».













