Sono una pioggia gli spunti per il futuro del Cardinale Scola: dalla compassione al razzismo, dal meticciato all’identità, dall’emergenza immigrazione ai giovani, dalla testimonianza cristiana alla sussidiarietà. L’arcivescovo di Milano intervenuto ieri al Teatro Santuccio di Varese durante l’appuntamento “Il pensiero di Cristo in una convivenza plurale”, conclusione del ciclo di incontri “Pensare futuro” promosso dal Centro Gulliver, nel trentesimo di attività. Accanto a lui don Michele Barban, fondatore del centro, e Valerio Melandri, docente del Master in Tecniche di Found Raising all’Università di Bologna che ha intervistato Scola di fronte
a una platea che contemplava tra gli altri il prevosto, monsignor Panighetti, il sindaco di Varese Galimberti, Orrigoni, il prefetto Zanzi e il Consiglio Regionale, Cattaneo. Il primo tema è stata la capacità di fare rete, nel farsi prossimo. «Il problema numero uno – ha detto – è quello di vivere con naturalezza la com-passione, nella logica di appassionarsi insieme a un bisogno». Il senso di compassione è richiamato da tutte le grandi religioni. «Noi cattolici, siamo motivati dalla carità, nell’essere seguaci di Gesù che ha dato la sua vita gratuitamente».
Seguendo lo spirito di Papa Francesco, ha sottolineato l’importanza di costruire una società solidale, basata sul dono e sull’accoglienza. «Oggi ci sono 200 milioni di persone che si stanno muovendo sul pianeta». Con velocità e condizioni che non hanno paragoni. «Il meticciamento è un processo che non possiamo impedire, ma solo orientare, identificando i soggetti in campo. La Chiesa non può non farsi prossimo nei confronti di chi arriva, è sua la prima risposta per aiutare queste persone ad alzarsi nell’immediato bisogno. Le autorità istituzionali, devono elaborare un piano che aiuti a creare nei paesi dei migranti le condizioni per viverci». Il terzo soggetto è la società civile, dove il meticciamento è già in atto, ed esistono degli esempi concreti come scuole e oratori.
«Il fenomeno migratorio ha generato delle periferie dove a macchia di leopardo sono presenti segnali di emarginazione molto pesanti. Partecipare alla strada del dono, come dimostra un’istituzione come “Gulliver”, può aiutare a recuperare valori attraverso esperienze creative e solidali, avendo senso della comunità e direzione di cammino».
Invece, l’individualismo nella stanca società europea che porta all’autismo spirituale «diventa sorgente del rischio di rinchiudersi, senza guardare magari chi abita sullo stesso pianerottolo. Credo, però, che il nostro popolo ambrosiano sia capace di condivisione anche se trovo Lecco e Varese piuttosto in caduta, mentre Milano è in rinascita. Questa è la percezione prima che ho avuto in questi cinque anni in Diocesi».













