Fra cinquant’anni vivremo inverni più caldi, mangeremo cibi diversi e commerceremo servendoci di nuove vie di comunicazione.
Le conseguenze dei cambiamenti climatici in atto nel nostro pianeta, ormai innegabili, avranno un forte impatto non solo sulla vita, la società e l’economia mondiale, ma anche nel nostro territorio.
Questa è stata la ragione che ha portato il rettore dell’università dell’Insubria, , e la professoressa a invitare mercoledì scorso i due luminari del cambiamento climatico.
Ovvero , professore emerito di ecologia dell’Università dell’Alaska e past president della Società Ecologica degli Stati Uniti, e , docente di ecologia artica all’università di Sheffield e vincitore del Nobel per la Pace nel 2007 in qualità di Lead Author dell’Ipcc, il comitato internazionale per il mutamento climatico.
I due scienziati sono stati accolti nell’aula magna dell’ateneo da una forte affluenza di cittadini che hanno occupato superato i 310 posti disponibili. «Qualcosa è cambiato, qualcosa sta cambiando» è stata l’affermazione del professor Callaghan, che ha esposto l’impatto che i mutamenti avranno sul globo, come l’innalzamento dei mari di un metro e mezzo nei prossimi cinquant’anni, il ritiro dei ghiacciai e l’inverdimento artico, che ha già raggiunto il 37% della superficie.
Gli eventi influenzeranno anche piante e animali, di cui le reazioni sono per la maggior parte ancora imprevedibili, e imporranno all’uomo un cambiamento nell’alimentazione, vedendo sparire e mutare molte specie.
Dopo di lui è stata la volta del professor Chapin, che ha esposto le conseguenze registrate dal 1950 ad oggi e quelle prevedibili, come l’aumento della popolazione e l’aumento dello sfruttamento delle risorse.
Ha poi introdotto il concetto di “stewardship”, detto anche “solidarietà ambientale”, che vede l’uomo in dovere di apporre cambiamenti sociali per una considerazione etica dell’ambiente,a livello personale e industriale. I due luminari hanno incontrato il presidente del Centro Geofisico Prealpino, , e si sono dichiarati «entusiasti per questa realtà».
«Ai professori – spiega Belli – abbiamo presentato il Centro per quello che è, con i suoi pochi mezzi e la buona gestione delle risorse per compensare». Terry Callaghan ha dichiarato la sua intenzione di creare una rete fra tutti i centri di ricerca, indicando anche l’istituzione fondata da . Il presidente si è detto «onorato della considerazione. Quello che noi ed altri centri possiamo offrire è certamente uno scambio di dati che contestualizzino le altre osservazioni scientifiche. Ad esempio in quarant’anni abbiamo registrato un incremento, dal ’67 ad oggi, di 2 gradi nelle temperature, un dato considerevole».
D’interesse è stato anche il rapporto che alcuni dei ricercatori varesini hanno con la Società Italiana di Glaciologia, che al momento sta proseguendo importanti studi sul ritiro dei ghiacciai nelle Alpi. «Ci è piaciuto essere coinvolti perché è una conferma dell’attenzione dell’università dell’Insubria in merito alla divulgazione scientifica che sottolineava il professor Chapin. È l’esigenza di far pervenire alle persone questa conoscenza che a volte passa in secondo piano. Non van fatti allarmismi, ma il problema esiste e va preso sul serio».
Perché, come ha detto Terry Callaghan, Nobel per la Pace 2007, «ognuno di noi sarà coinvolto e subirà le conseguenze di questo cambiamento».
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