Articolo 18, la barricata si squarcia

«Il problema dell’Italia non è l’articolo 18, non è questo che impedisce ad imprenditori stranieri di investire nel nostro Paese: si pensi piuttosto alla corruzione dilagante o alle infrastrutture non adeguate quali cause dei mancati investimenti in Italia – dichiara con forza il segretario generale della Cgil di Varese Umberto Colombo – Bisogna sostenere una politica industriale, anche il presidente dell’Univa Giovanni Brugnoli lo dice. Questo è quello che manca: il rilancio di una politica produttiva, anche con investimenti pubblici».

Se la Cgil non vuol sentir parlare di abolizione dell’articolo 18 – «Una questione di civiltà, visto che difende dal licenziamento per ingiustificato motivo», ricorda Colombo – la Cisl si dice, invece, disposta anche a cancellare l’articolo 18, ma in cambio di «vere tutele e occupazione», sostiene Roberto Pagano, segretario della Cisl dei Laghi.

«Nessun tabù – aggiunge – togliere questo articolo non è svendere i lavoratori, perché quando si viene licenziati illegittimamente è lo stesso lavoratore a dirci di non voler più tornare in quel posto di lavoro e di preferire un risarcimento economico. Ma non si toglie senza mettere niente: bisogna capire cosa metterà sul tavolo il governo». Pagano indica: «Una regolamentazione dei

contratti atipici, una giusta retribuzione degli stagisti, le cosiddette partite Iva fasulle che acquisiscono diritti. Le riforme dovranno favorire l’occupazione. Non è togliendo l’articolo 18 che le aziende inizieranno ad assumere». Le modifiche a tutele crescenti dovranno essere reali. Il dato di casa Cisl, soli 5 lavoratori reintegrati negli ultimi dieci anni in provincia di Varese, parla da solo.

La Cgil, però, insiste: «La difesa del licenziamento ingiusto non è un simbolo: togliendola faremo diventare non più esigibili altri diritti, ad esempio quelli della sicurezza sul lavoro. E nella nostra provincia si contano più di 10mila infortuni all’anno».

Ci sarebbe, invece, da «ridurre le 46 tipologie di contratti precari ora esistenti se si vuole parlare di tutele crescenti», sbotta Colombo.

«Parliamo pure di articolo 18, ma non si riduca tutto qui. Da due anni le legge Fornero ha già posto modifiche, riducendone i campi di applicazione. I mancati investimenti stranieri dipendono non solo dalle regole del mercato del lavoro, ma anche dalla corruzione, dalla burocrazia, dall’incertezza giuridica del nostro Paese – dice Antonio Albrizio, segretario generale della Uil di Varese – Bisogna ridurre le tipologie contrattuali a due soltanto, il contratto a tempo indeterminato e determinato, ma mantenere la centralità della contrattazione».

Quindi un passaggio sul demansionamento: «Partita molto delicata sulla quale il sindacato ha fatto anche tanti accordi dove ci sono state condizioni e necessità – ricorda Albrizio – ma che non può essere ridotta a un’iniziativa unilaterale». E poi «attenzione ad agire sugli ammortizzatori sociali, che, in questa situazione di crisi, hanno rappresentato un argine per impedire lo sconquasso sociale».

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