Città universitaria bocciata «Che c’è per noi studenti?»

VARESE «Varese non è ancora una vera città universitaria». A dirlo è Patrick Tayoun, rappresentante degli studenti in Senato Accademico. Il dibattito iniziato tre giorni fa sul nostro giornale, con un bilancio in chiaroscuro dei primi 15 anni di “convivenza” tra l’università insubre e la città capoluogo, prosegue. Un bilancio che ha messo in evidenza come, per molti, la sinergia tra università e città non sia ancora sufficiente. E questo a prescindere dal fatto che l’ateneo, in questi anni, si è distinto per l’eccellenza della didattica e la qualità della ricerca. Il dibattito ha stimolato la discussione tra gli attori del mondo accademico, i politici e i cittadini. È il turno degli studenti di oggi e di ieri. «Per far sì che Varese diventi davvero una città universitaria – prosegue Patrick – è necessario migliorare i servizi a disposizione degli studenti. Primo fra tutti il servizio autobus: i prezzi andrebbero abbassati. A Varese paghiamo 27 euro di abbonamento mensile, a Pavia gli studenti pagano 17 euro. Inoltre quando il collegio sarà attivo da marzo, bisognerà pensare a prolungare l’orario delle corse del pullman serali per permettere la mobilità degli studenti che risiederanno in collegio». Ma il punto cruciale che amministrazione comunale e università dovrebbero discutere a tavolino, secondo Patrick è

quello dell’attivazione di agevolazioni e di convenzioni con gli esercizi commerciali. «Come tutti sappiamo, in università manca una vera e propria mensa. L’unica convenzione stipulata è stata fatta dalla mia associazione con la pizzeria al trancio Zei: con tre euro gli studenti possono avere un trancio di pizza e una bibita». Ma è impensabile che ogni giorno per pranzo si possa mangiare pizza. «Iscritti ai corsi universitari di Varese ci sono seimila studenti: ipotizzando che ognuno di loro giornalmente beva un caffè sono seimila euro in più che girano in città. Questo per dire che se ci fossero dei prezzi agevolati per i pasti, il centro città sarebbe più vivo». Non di minore importanza, l’organizzazione di eventi culturali e non in centro città che coinvolgano gli universitari insubri. «A marzo abbiamo pianificato un evento al Miv, ma c’è bisogno della collaborazione di tutti, commercianti, Comune e studenti, per far sì che quello di marzo non rimanga un evento isolato». A breve, verranno costituiti tutti gli organi accademici. «Nel Cda saranno sicuramente presenti dei rappresentati del territorio: come ad esempio rappresentati della Provincia, del Comune e della Camera di Commercio. Questo proprio nell’ottica di rafforzare la sinergia tra territorio e università e riuscire a fare un passo avanti rispetto al passato».

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s.bartolini

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