La Coop chiama i Neet di Varese «Ragazzi, non perdete la fiducia Qui da noi le opportunità ci sono»

«Venite a lavorare nelle cooperative». È questo il messaggio che Massimo Galli, presidente provinciale di Confcooperative, lancia agli oltre 19mila Neet varesini. Motivo? «Anche con questa crisi le coop vedono crescere i fatturati. E pur di non mandare a casa le persone, riducono i fatturati».

Sono più di 500 le società cooperative attive in provincia di Varese, per un numero di addetti che supera le cinquemila unità. E stanno vivendo una fase anticiclica.

Lo dice il rapporto Euricse sulla cooperazione in Italia, secondo il quale tra il 2006 ed il 2012 la ricchezza creata dalle coop è cresciuta del 28,8%. Nello stesso periodo le srl sono salite del 10,5%, le spa appena del 5,6%.

«C’è un trend generale di aumento del fatturato», spiega Galli. Anche se a volte questo comporta una riduzione dei margini di guadagno. Il motivo? «Si garantisce il mantenimento dell’occupazione dove ci sono situazioni di crisi, di incremento dove non ci sono difficoltà».

Insomma, pur in un momento di crisi la cooperazione sta creando nuova occupazione.

Anche giovanile: messaggio importante per quei 19mila ragazzi e ragazze tra i 15 ed i 29 anni che nel Varesotto non studiano e non lavorano. «Molti giovani stanno cercando di organizzare un po’ di attività sui circoli cooperativi, che stanno morendo». Un esempio? «The Family ad Albizzate: dei ragazzi hanno preso in mano il circolo, una cosa bellissima».

Ristorante aperto a pranzo e cena, musica dal vivo ogni fine settimana, la festa per il primo anno di attività celebrata non più tardi di un paio di settimane fa.

«Noi», spiega il presidente di Confcooperative, «abbiamo piena attenzione al problema dei giovani, questo dei Neet è un tema che a me e a tutto il mio direttivo fa male».

Specialmente perché «non stiamo parlando di ragazzi diversamente abili o che vivono situazioni di disagio». Ma di persone che non dovrebbero avere difficoltà ad inserirsi nel mercato del lavoro.

E il consiglio è quello di non sottovalutare, come porta di ingresso, quella della cooperazione. «In provincia di Varese si tratta per la maggior parte di cooperative sociali e di consumo». Ci sono anche realtà che si occupano di produzione, «sono aziende sulle quali siamo molto attenti: ci sono imprese meravigliose, altre che si nascondono sotto il nome di coop, ma in realtà non lo sono».

Ma per operare in una cooperativa sociale, non serve un preciso percorso di studi? «Non sono necessarie competenze specifiche, spesso sono le stesse aziende che, al loro interno, svolgono attività di formazione».

Diverso guadagno

Galli sfata infine il mito per cui un socio lavoratore guadagni meno di un semplice dipendente.

«Diciamo che guadagna diverso: il cooperatore è proprietario di se stesso, guadagna quello che decide».

Certo, «ci sono i vincoli di bilancio, se si opera sul mercato bisogna rispettare i canoni dell’appalto».

Ma c’è un vantaggio: di fronte alle difficoltà le coop hanno la flessibilità di ridurre gli stipendi per superare la crisi. E quindi la prima soluzione a cui ricorrono non sono i licenziamenti.

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