«La Lega deve ritrovare una grande carica spirituale. Quella che io avevo dato portando la gente sul Po». Umberto Bossi ieri sera ha chiuso la Festa della Lega di Buguggiate e ha parlato come deve parlare un padre fondatore.
Chiaro e preciso, Bossi, con l’immancabile sigaro tra le dita, ha risposto senza esitare alle domande dei giornalisti. Sulle fuoriuscite dal partito, che hanno colpito di recente la provincia di Varese, ha dichiarato: «Hanno ragione. Bisogna ritrovare quello spirito di una volta. Ma sta tornando. In Veneto si è già acceso, e tra poco contagerà anche la Lombardia».
Una risposta che poi si riallaccia alla domanda sulla possibilità che riesca a portare a buon fine il referendum per l’autonomia della Lombardia. «Spero di sì – dice – il Veneto ha più possibilità, ma se li partono, l’effetto può arrivare anche in Lombardia».
Sulle difficoltà del partito a Varese, a livello locale, taglia corto: «Bisogna preparare una squadra fatta bene. E poi si riuscirà a vincere. Il nostro obiettivo dev’essere vincere qui sul territorio alle prossime politiche».
E parlando di cultura e identità si lascia andare anche ad una considerazione amara sulla fine della Scuola Bosina. «In Veneto non hanno perso la loro cultura – ha detto – noi stiamo perdendo anche il dialetto. L’unica scuola che lo insegnava, la Scuola Bosina, l’hanno chiusa. La Lega l’ha chiusa». Quindi la Lega ha delle responsabilità? «Certamente. Gli amministratori che hanno mandato…». E qui si ferma per poi dire: «La lotta per la libertà è sempre piena di queste cose. Ma alla fine il principio della libertà vince. Il Nord vincerà, e l’Italia si troverà davanti la Lombardia e il Veneto unite».
Mentre parlando del Governo Renzi: «Quello lì non sa far niente. Solo lasciare che l’Europa metta nuove tasse, come da Monti in avanti». E sull’alleanza tra Pd e Ncd a livello provinciale: «Stanno facendo una poltiglia democristiana».
Una nota di ottimismo su Malpensa: «C’è ancora tempo per salvarla». Intanto, l’ex senatore, tra i militanti colpiti da espulsione, tiene a precisare la sua posizione.
«Leggo di una mia espulsione di cui non so nulla e di cui non mi importa un fico secco – scrive Vedani – Mi sono messo da parte e l’ho fatto con una scelta maturata tanto tempo fa, in silenzio. Precisamente quando ho fatto rimuovere i ciclisti dalla rotonda di Capolago. Il problema è che finora, nella vita, ho avuto la fortuna di fare quello che mi piace fare, sempre in allegria e con positività, magari un po’ da matto, ma sempre da uomo libero. Ultimamente la politica mi annoia con i suoi rituali, con le sue logiche inconcludenti, con gli slogan, con l’elettorato che adora le frasi ad effetto senza uno straccio di contenuto».
«Quello che peró mi nausea è l’ipocrisia e la mediocrità di tanta gente che popola e dirige le strutture partitiche».
«Miglio diceva che i parassiti sono fisiologici, ma quando arrivano ad una concentrazione troppo elevata fanno morire la creatura che li “ospita”».
«Quando finisce una storia d’amore, provi un po’ di delusione nei confronti dell’amata e di te stesso. L’ultima cosa da fare però è tirare fango e insultare ciò che si è amato, anche perché ogni esperienza fa crescere».
« Voterò sempre per una forza politica che tutela gli interessi della parte del Paese in cui ho la fortuna di vivere – è la conclusione – e voterò con entusiasmo una forza politica che voglia smantellare agendo dai meccanismi interni uno Stato oppressore. Alleggerire l’apparato pubblico invece che occuparlo e insediarsi sulle sue comode poltrone».
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