C’è forse un’esclamazione che rende meglio di altre il sentimento dei cittadini davanti alla Tasi ed al suo bagaglio di disagi: «Oh signùr…».
Il copyright è della cara e gentile Maria, varesina con in dote 86 anni portati splendidamente, un affitto da pagare ogni mese e la sorpresa davanti al serpentone che si snoda fuori dall’ex palazzina della cultura.
In questa invocazione all’Altissimo, così tanto bosina, è racchiuso lo scarto che corre tra un progetto e la sua realizzazione pratica, tra un’idea pensata in un ufficio e la realtà che si concretizza fuori da esso.
Centocinquanta persone presenti solo ieri, con almeno 300 conteggi effettuati dagli addetti; 2.978 gli utenti dall’11 settembre a oggi, che fanno lievitare i conteggi stessi a quota seimila senza scrivere degli oltre settemila richiesti per via telematica.
Dare a Cesare ciò che è di Cesare significa onorare il Comune di Varese per aver cercato di non abbandonare i propri figli davanti alla Tassa sui servizi indivisibili ed al suo adempimento.
Prova ne sono i 28.630 F24 già compilati e spediti direttamente a domicilio, il conteggio effettuato gratuitamente e alternativo a quello a pagamento dei Caf o dei commercialisti, nonché il servizio dello stesso tipo gestito via mail.
E ancora, negli ultimi giorni, i tentativi di migliorie “sul campo”, con gli avvisi messi a beneficio degli affittuari e un nuovo sistema approntato per gestire le code, non dimenticando il consiglio dato dal segretario comunale di pagare gli importi dovuti – senza “intasare” gli sportelli – anche qualora si sospettassero errori, avvisando che l’eventuale conguaglio arriverà con la rata successiva.
“La strada”, nello specifico il vialetto che conduce all’entrata dell’ex palazzina della cultura, dimostra tuttavia che i disagi esistono ancora e non possono essere ignorati, soprattutto da un’amministrazione così prodiga di attenzione.
Nella mattinata appena passata – complice anche la pioggia incessante – l’atmosfera nei pressi di via Sacco si è connotata nuovamente di tensione, esasperazione e malumori, tra vittime snervate da attese che hanno superato le due ore e trenta minuti ed anziani con le gambe tremanti dalla stanchezza, non ristorabile vista la mancanza di sedie.
A popolare le fila, inquilini giunti per farsi calcolare la loro quota del 30% e proprietari che lamentavano inesattezze ed esigenze di ricalcolo. Persone all’ennesimo tentativo di arrivare al dunque di code che spaventano: «È la terza volta che vengo qui e oggi ho pure preso una mattina di ferie dal lavoro – racconta arrabbiata – Tutto per un’imposta che considero anche ingiusta da pagare. Meno male che siamo una città paziente».
Alcuni lamentano la mancanza di un’apertura pomeridiana: «È assurdo non farlo visto che mancano pochi giorni alla scadenza – lamenta– Oppure perché non dare la possibilità agli utenti di riferirsi anche agli sportelli rionali per queste incombenze?». Alle 10.25 i biglietti per prenotare il proprio turno non vengono più distribuiti, costringendo i “ritardatari” – l’ufficio chiude comunque alle 12 – a dover rimandare: la ragione sta nella volontà di mantenere in coda solo quanti possono essere effettivamente serviti dalla capacità dell’ufficio, ma è una spiegazione che non calma i bollenti spiriti.
Ad aizzarli ci pensano alcune incomprensioni tra l’uscire che ha il compito di chiamare il turno e gli utenti già in possesso del numero, e soprattutto la lunga permanenza in piedi e fuori dalla porta, con la sala d’aspetto che risulta totalmente inadeguata a contenere l’afflusso che freme e spera. Di svegliarsi da un’altra parte, in questo ennesimo giorno di tasse e pioggia.
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