Un nuovo gesto venuto dal cuore per aiutare e il figlio di quattordici anni Stefano, in cura all’ospedale Del Ponte. In questo caso, non si tratta di un bonifico sul conto corrente dedicato al saldo del debito che la donna vanta nei confronti di Aler, ma di un intervento solidale a favore di Stefano: protagonista di questo gesto, la titolare dell’Emporio Mariantonietta di Varese.
Facciamo un passo indietro. La storia della signora Grazia è ormai nota in città: lei è una donna sola, con un lavoro precario che la impegna solo tre mattine alla settimana a fronte di uno stipendio mensile che ammonta a 580 euro.
Sulle sue spalle il canone d’affitto, 260 euro al mese, le bollette e le spese legate al figlio iscritto al primo anno del corso di cuoco del Cfp di Varese. Grazie alla dote scuola la donna ha potuto acquistare i libri richiesti dal corso di studi del figlio.
Ma la dote non è stata sufficiente per l’acquisto anche dell’attrezzatura necessaria per i laboratori pratici: quelli che vedono gli studenti alla prova in cucina. Si tratta principalmente della divisa da cuoco e delle scarpe anti infortunistiche.
Così, non avendo la divisa richiesta, Stefano durante il primo mese di scuola ha dovuto rinunciare alla frequenza del laboratorio, attendendo che i suoi compagni tornassero dalla cucina da solo in classe.
«Non eravamo al corrente che la situazione della signora fosse così drammatica: la donna non ci ha contatti per spiegarci il motivo della mancanza della divisa di Stefano – spiegano dalla direzione del Cfp – Visto che dobbiamo insegnare ai ragazzi, sin dal primo anno, il rispetto delle norme igienico-sanitarie e di sicurezza in questo settore, coloro che non hanno tutto il necessario non possono entrare in cucina. Quello di non far partecipare Stefano alla lezione non è di certo stato un gesto discriminatorio, ma educativo. Ora che sappiamo come stanno le cose, ci rendiamo disponibili per aiutare Stefano dove possiamo».
La signora Grazia non aveva, infatti, messo la scuola al corrente della situazione di indigenza nella quale sta vivendo da anni.
Perché lei ha dignità e per questo non occupa, non protesta in maniera eclatante e non minaccia gesti estremi.
Ma piange pensando a tutti i no che deve continuamente dare come risposta alle poche richiese avanzate dal figlio e a tutte le situazioni di disagio con cui, conseguentemente, Stefano deve convivere.
Quella di non poter partecipare al laboratorio pratico di cucina, perché la mamma non può permettersi di acquistare una divisa, è una di queste situazioni.
In soccorso, però, è scesa in campo la titolare dell’Emporio Mariantonietta in piazza XX Settembre che ieri ha regalato a Stefano la divisa che gli permetterà oggi di frequentare il laboratorio di cucina insieme ai suoi compagni.
Ora mancano le scarpe anti infortunistiche. «Appena avrò un lavoro vero – spiega la signora Grazia – comprerò a Stefano le scarpe. L’importante è che lui non debba rimanere solo mentre i suoi compagni fanno lezione in cucina».













