– «Ti ricordi? Maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, fino a metà ottobre: vita vissuta, in allegria e fino a tarda sera. Le ville aperte. Le feste, in villa, appunto. Gli alberghi, i due alberghi (!), pieni. I bar, i caffè, le gelaterie, i tavolini all’aperto…Le strade ricche di negozi, l’uno dopo l’altro e di ogni tipo…Mai una saracinesca abbassata. E la gente in giro, sempre e sorridendo».
«E il cinema dell’oratorio al sabato e alla domenica. E la chiesa strapiena, messa dopo messa. E le strade pulite, bene asfaltate. E l’amicizia, certo!». Queste le riflessioni che fa, sul suo sito web, in merito al suo rione, quello dove vive ed è cresciuto: Sant’Ambrogio.
«Se davvero ti ricordi, è bene tu non metta più piede a Sant’Ambrogio – continua il saggista – Ti si stringerebbe il cuore. Non starò a farti l’elenco delle cose che sono cambiate, di quelle che non vanno. Sterminato, quell’elenco. Certo, i tempi sono diversi. Certo, molte e complesse le ragioni».
Il ricordo del noto scrittore varesino ha un sapore nostalgico nei confronti di una Sant’Ambrogio perduta, non tanto nella bellezza delle sue eleganti ville, dell’aria pulita e degli scorci mozzafiato che questo rione sa regalare, ma rispetto alla sua vivacità e alla sua vivibilità in termini di manutenzione e servizi offerti.
I negozi che una volta animavano via Sacro Monte sono scomparsi, della movida serale all’esterno dell’albergo Prealpino, dove oggi sorge il Collegio Sacro Monte, che un tempo è stato il luogo dove per molti varesini è scoccata la scintilla dell’amore, non c’è più traccia.
Ma non solo, Mauro Della Porta Raffo si riferisce anche alla scarsa manutenzione delle strade, alcune delle quali non sono state riasfaltate per anni, così come non è sempre stata puntuale la manutenzione di alcune strutture di proprietà comunale: all’interno di Villa Toeplitz, ad esempio, la fontana non è funzionante ormai da tempo, il campo da tennis è stato chiuso al pubblico per circa una decina di anni. Insomma, quello che lo scrittore denuncia è una scarsa attenzione a questo gioiellino. «I varesini, le amministrazioni varesine tutte, e in specie quelle a noi più
vicine negli anni, cosa hanno fatto – qui come altrove, qui come dappertutto – per cercare di fermare il degrado? Nulla. Sant’Ambrogio, quindi? Ripeto: meglio tu ne stia lontano, vecchio amico mio». Queste sue riflessioni hanno fatto il giro di Facebook, scatenando una tempesta di commenti e critiche, tanto da portare alla rimozione del post perché il dibattito era diventato di difficile gestione. Ciò che in molti hanno difeso, e quindi contestato a Della Porta Raffo, è la bellezza di Sant’Ambrogio. A difesa di quanto espresso dal saggista, un altro santambrogino dalla nascita,.
«Le riflessioni di Mauro Della Porta Raffo sono state fraintese. Nessuno mette in discussione la bellezza in sé di Sant’Ambrogio, ma il degrado che piano piano il quartiere ha vissuto e vive da anni. Se una persona non vive a Sant’Ambrogio da almeno trent’anni non può comprendere quanto denunciato da Mauro».
«Il rione – conclude Gregori – non è più vivibile come una volta. Certo, per chi si è trasferito qui cinque anni fa da Giubiano, Sant’Ambrogio è un paradiso. Trent’anni fa lo era veramente».













