«Impossibile stabilire la natura delle lesioni»

Caso Uva: oggi in aula il Collegio Peritale ha spiegato che l’artigiano era malato di cuore e morì a causa di un mix di fattori

– “Giuseppe Uva aveva un cuore fragile. Morì a causa di una sinergia di eventi”. Ieri in aula, davanti alla corte d’assise presieduta da Vito Piglionica, è stato ascoltato il collegio peritale che stilò un’accurata perizia in seno al processo che, per la morte di Uva, artigiano di 43 anni, deceduto il 14 giugno 2008 dopo essere stato fermato in via Dandolo da poliziotti e carabinieri ed essere stato sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, vedeva sul banco degli imputati i medici dell’ospedale di Circolo che lo ebbero in cura. Ieri Il collegio peritale formato da Luigi Angelo De Mori, Davide Ferrara e Gaetano Tiene è stato ascoltato in seno al processo che, per la morte di Uva, vede imputati due carabinieri e sei poliziotti. “Esaminammo il cuore di Uva – hanno spiegato i meriti – Che il dottor Marco Motta, che eseguì l’autopsia, saggiamente conservò rispettando alti standard di procura. E lì trovammo la risposta”. A provocare il decesso dell’artigiano fu il prolasso della valvola mitrale. Risalendo la catena degli eventi i periti scoprirono, inoltre che il soggetto soffriva

di una fibrosi che «ha abbassato la soglia di instabilità elettrica da adrenalina del suo apparato cardiaco». Uva quella notte era ubriaco “in stato di intossicazione da alcol”, hanno detto i periti, non aveva assunto stupefacenti, ma gli erano stati somministrati dai medici degli psicofarmaci. Affinché il mix letale si compisse serviva però un fattore scatenante: lo stress. E per i periti, chiamati dalla parte civile, lo stress fu causato “dalle lesioni riscontrate su Uva”. Lesioni, va detto minimali: “di lieve entità”, mentre i periti hanno escluso la presenza di fratture. Il collegio peritale, però, ha sottolineato un fattore importante per il processo: “E’ assolutamente impossibile stabilire se quelle lesioni furono auto inferte (come messo a verbale dagli operanti, con Uva descritto come molto agitato che sbattè la testa contro il muro da solo, dell’agitazione e del rischio che si facesse male hanno parlato anche i sanitari del 118 intervenuti quella notte) oppure inferte da terzi”. I periti hanno detto che, tra l’altro, sono lesioni compatibili con “tutto”, riferendosi ad eventuali superfici contro cui Uva potrebbe avere sbattuto.