I nostri impiegati sono i più pagati in Lombardia, i nostri operai invece i meno pagati: le due facce delle retribuzioni del settore privato in provincia di Varese. «Dopo la crisi del manifatturiero c’è un problema di potere d’acquisto degli operai» ammette il segretario generale della Cgil di Varese . A far emergere questi dati è il , giunto alla diciannovesima edizione, redatto a cura di Od&M Consulting, società specializzata in consulenza sulle risorse umane. A livello nazionale, le retribuzioni medie più alte risultano quelle di per i dirigenti, di per i quadri, di per gli impiegati e di per gli operai.per quel che concerne gli impiegati, prima provincia lombardia in assoluto, ma “piange” per le retribuzioni degli operai, ma anche dei dirigenti, sotto la media nazionale. I nostri impiegati sono i più pagati di tutta la Lombardia,
con uno stipendio medio di 31mila e 704 euro all’anno (i dati si riferiscono sempre al “lordo”): a Varese si guadagnano quasi mille e 700 euro in più che a Como. È: la retribuzione media per quelli della provincia di Varese ammonta a 23mila e 916 euro all’anno, quasi mille euro in meno rispetto alla media nazionale (24mila e 839 euro), ben 2.200 euro in meno dei “cugini” comaschi e addirittura tremila e 800 euro in meno rispetto al salario medio di un operaio bergamasco, il secondo più pagato d’Italia e il primo in Lombardia. Anche i dirigenti però non se la passano benissimo: con una retribuzione media di 107mila e 872 euro all’anno, quelli della provincia di Varese scontano un gap di quasi 17mila euro con i pari ruolo di Bolzano e di oltre 13mila euro rispetto ai milanesi.
Si collocano in un’area di mezzo, senza infamia e senza lode, le retribuzioni dei quadri: 54mila e 536 euro all’anno, che sono comunque più di tremila e 300 euro in meno dei colleghi bresciani, al top in Lombardia, e 1500 euro in meno di quelli comaschi. La fotografia di OD&M Consulting restituisce quindi , dal punto di vista dei salari ai lavoratori dipendenti del settore privato. Come spiegare queste oscillazioni? Il segretario generale della Cgil di Varese Umberto Colombo invita a «tenere sempre in considerazione la “media del pollo”» di Trilussa, soprattutto per quel che riguarda il dato-record degli impiegati.
«Non vorrei che poche figure di alto livello e reddito possano alzare la media in modo sproporzionato». Anche perché, ricorda Colombo, «come Cgil denunciamo da tempo che sul nostro territorio gli operai hanno un problema serio di potere d’acquisto dei salari, dopo anni di crisi del manifatturiero in cui anche l’azione di contrattazione svolta in questi anni dalle organizzazioni sindacali è stata gestita dando priorità alla difesa dei posti di lavoro, per dare prospettive e continuità alle giovani generazioni».
Una politica sindacale di salvaguardia del lavoro che, come ammette lo stesso Colombo, «potrebbe avere in qualche modo complicato l’ottenimento di miglioramenti salariali», soprattutto nel momento in cui si sono gestite dinamiche di fuoriuscita, prepensionamenti, in un contesto come quello della provincia di Varese in cui è stata più forte che nel resto della Lombardia. Ora però appare evidente come ci sia «un problema salariale» su cui confrontarsi nei tavoli di trattativa e di contrattazione. «L’impressione che emerge da questi dati è che questi anni di crisi fortissima, che abbiamo cercato di gestire, li stiamo pagando in termini di salari. Nel frattempo però la redditività e i fatturati delle aziende che si sono riorganizzate e hanno ristrutturato, sono tornati a crescere».












