«La biblioteca non è un ufficio» Varesini stufi del coworking

Impazzano le polemiche sull’utilizzo dello stabile comunale di via Sacco

– L’emeroteca della biblioteca di via Sacco è un posto per leggere le riviste in tranquillità o il quartier generale degli affari? Se lo domandano alcuni utenti, scocciati per la frequentazione della sala, che alcuni ragazzi hanno trasformato in un «ufficio temporaneo con isole di isole di coworking».

Un posto dove verificare la posta, mandare le mail, fissare appuntamenti e rispondere al cellulare. La stanza sarebbe frequentata anche da stranieri, che starebbero lì con lo scopo di ricaricare il telefonino.
Nei giorni scorsi un lettore, stufo del trambusto, ha lasciato la stanza. «Non riuscivo a leggere una parola perché quei ragazzi continuavano a distrarmi» ha detto. E ancora: «Se è una stanza per leggere le riviste non si capisce cosa ci facciano lì le persone con i computer».
Il giorno successivo la situazione pareva tranquilla. Ma abbiamo contattato alcuni assessore per capire come vedano il problema.
«A me non risulta succedere niente del genere – afferma , assessore alla Cultura – Anche perché qualsiasi utente, italiano o straniero, giovane o meno, che parla al telefonino viene fatto accomodare fuori o comunque redarguito. Per i pc, invece, ci sono delle postazioni apposite dove si può lavorare e attaccarsi alla corrente, senza disturbare nessuno».
La polizia locale tempo fa ha controllato quello che succede in biblioteca per portare avanti una piccola indagine volta a «incastrare» un uomo che scattava fotografie alle gambe delle studentesse con il cellulare.
Nell’emeroteca, stando alle segnalazioni di alcuni utenti (segnalazioni che quindi sarebbero da verificare) pare che saltuariamente alberghino ragazzi giovani e stranieri, che stanno lì ad aspettare che suoni il cellulare per poi dire due parole e sparire nel parco.
«Non ci hanno mai segnalato questa cosa – afferma l’assessore alla polizia locale– Ma adesso che ci è arrivata questa voce vedremo cosa fare».