I furbi in auto sloggiano pure le moto

L’estate sarà pure la stagione delle due ruote, ma posteggiare in centro è un problema: stalli occupati. Colpa di chi lascia la macchina in sosta vietata. L’abbiamo sperimentato sabato sera, con l’autosilo vuoto

– Non deve essere un problema geometrico: sembra infatti intuitivo capire come in quei rettangoli bianchi dalle dimensioni contenute sia difficile farci stare un’automobile – persino quella di Topolino – a meno di non occuparne tre o quattro per il lungo. Che sia una questione di mancanza di alternative? Pensiero legittimo, poi però uno transita per caso dall’autosilo di piazza della Repubblica alle 22.45 di un tranquillo sabato sera estivo e vede lampeggiare una cifra che lo fa ricredere: 780 posti

liberi. Alla conclusione, insomma, si arriva per logica: il parcheggio selvaggio è universalmente comodo e soprattutto conveniente.Oggi cerchiamo di guardarlo da un angolo differente dal solito, concentrandoci sulla prospettiva dei motociclisti. La sosta per i guidatori di moto e scooter è un progresso dell’umanità conquistato anche da Varese: non sono poche le aree riservate alle due ruote nel pieno centro storico della Città Giardino, qui e là a punteggiare i parcheggi canonici e a primo avviso bastanti all’utenza cittadina universalmente considerata.

La prova empirica di un sabato sera di fine luglio rivela, tuttavia, che al motociclista che decide di passare qualche ora di svago nel capoluogo si para davanti l’ignoto: riuscirà infatti a lasciare il proprio mezzo dove gli è consentito farlo solo se non troverà tale spazio occupato da quattro ruote, tronfie e arrivate prima di lui. È la legge della giungla d’asfalto.
Ieri l’altro: si parte alle 22.20, direzione Varese. La percezione è quella di una serata che invoglia a stare all’aria aperta, a farsi una passeggiata tra bar, tavolini e locali: le temperature sono in discesa, la gente si è allontanata dai condizionatori per respirare il vento fresco che scende dal Sacro Monte. In piazza Monte Grappa c’è un concerto, corso Matteotti è zeppo di “struscianti”, la città è viva e respira.
Prima tappa è via Speri della Chiesa, nota meta di chi cerca una fermata vicina al centro e alla movida, diurna e notturna. Sorpresa: tutto è in regola. Nessuna macchina fuori posto e parcheggi delle moto occupati da legittimi esemplari. Lo stesso si nota in via Veratti, anche nei pressi dei locali più frequentati, mete del popolo notturno per un gelato o un cocktail. Non fidarsi è meglio: cambiamo zona, facendo il giro della circonvallazione. Arrivati in via Avegno inizia la conta dei furbetti motorizzati.
La decina di rettangoli bianchi a disposizione dei motocicli – posta alla fine della via – scompare sotto le ruote delle auto: ne bastano due e addio sosta per tutti. Stessa scena in via Cavour, sul lato destro della carreggiata, vicino all’uscita dei portici di via Veneto: qui i proprietari delle auto si ingegnano, lasciando le loro pertinenze mobili a cavalcioni tra i rettangoli e il marciapiede. Il tour continua nella buia via Como, senza alcuna eccezione, poi davanti alla sede delle Poste di fronte alle stazioni: gli uffici sono chiusi, eppure macchine anche lì.
In via Manzoni la sosta selvaggia a danno dei motorini è un classico: sui mini parcheggi vicini all’entrata della Galleria non trovi nemmeno una Vespa o similari, solo suv, utilitarie e station wagon.
La malsana moda si estende a via Volta: perché parcheggiare alle Corti per prendersi un semplice gelato? Meglio sostare davanti alla gelateria: se non ci sono moto, il posto è mio. Ci dirigiamo verso la stretta via Carrobbio e ci sentiamo stolti per aver pensato anche solo un momento di trovarvi una situazione differente dalle altre: lì – tra veicoli grandi e veicoli piccoli – c’è solo l’imbarazzo della scelta nell’intento di scovare gli intrusi.

A questo punto la risoluzione della mente è che il multipiano di Repubblica sia “full”: andiamo a controllare, non prima di aver constatato che nemmeno in via Bizzozerro – davanti al teatro – le due ruote trovano pane per i loro denti.
Contrordine soldati: sono da poco passate le 23 e il led luminoso all’entrata dell’autosilo segna la disponibilità di 800 posti, deserti e desiderosi di occupante visto che mancano ancora quasi due ore alla chiusura del silo (la scusa dell’orario non consono a quelli della movida, dunque, non regge).
Multe riscontrate sui parabrezza dei furbetti? Nessuna, ma può essere che abbiamo visto male: una contravvenzione, d’altronde, è persino più piccola di un parcheggio per moto.