Turnover degli accattoni in centro «Volti nuovi: arrivano coi barconi»

In allerta l’assessore alla sicurezza Piatti: «Questuanti in aumento nell’area del corso». E c’è il sospetto che si tratti di profughi. «Multarli? Impossibile se non infastidiscono»

– Il centro di Varese, nel mese di agosto, si è riempito di accattoni. Sbucano da dietro alle colonne, con la mano tesa verso i passanti. Seguono per qualche metro le persone chiedendo soldi. Oppure si siedono sotto i portici, dietro a un cartello con una storia triste e a un contenitore per raccogliere le offerte. Ci sono donne e uomini anziani, ma soprattutto tanti individui giovani, maschi, di razza africana. Le zone dove è più

facile incontrarli sono corso Matteotti, via Volta e corso Moro. «Sono aumentati i questuanti di colore – è la valutazione di, assessore alla Sicurezza – Probabilmente si tratta di individui che sono arrivati con i barconi. Anche se non sono ospitati a Varese, viaggiano dai comuni vicini e vengono qui. Per la maggior parte stazionano nel centro storico dove, da regolamento, se non infastidiscono i passanti seguendoli o fermandoli, non possono essere né sanzionati, né allontanati».

Il regolamento del Comune, infatti, prevede il pugno duro per gli accattoni che si trovano ai semafori e che costituiscono intralcio per gli automobilisti.
Coloro che si fermano in centro città, invece, possono essere invitati a spostarsi, ma non sono sanzionabili. Risultato: se intercettati dagli agenti della polizia locale si spostano per una mezzoretta, ma poi ritornano.
Da sempre il fenomeno degli accattoni a Varese ha un andamento altalenante. Ci sono periodi in cui le presenze si diradano, per poi tornare prepotentemente (specialmente a Natale, quando le persone in città sono più numerose).
Gli accattoni sono in molti casi “pendolari della questua”: arrivano con i treni dall’hinterland Milanese al mattino e ritornano a casa alla sera. La maggior parte sono rom. Spesso coloro che chiedono la carità sono vittime di organizzazioni criminose, schiavi costretti a consegnare il ricavato della giornata ai propri aguzzini.

I profughi che chiedono soldi, però, rappresentano una sfaccettatura nuova del fenomeno della questua. Non sappiamo se i nuovi accattoni comparsi a Varese siano davvero profughi.
Ma è certo che coloro che arrivano in Italia con i barconi, non avendo un lavoro e non ricevendo direttamente i soldi che lo Stato stanzia per fronteggiare l’emergenza, da qualche parte devono trovare del denaro. Oltre ai profughi seguiti dalle cooperative e “monitorati”, inoltre, ci sono anche coloro che fanno perdere le loro tracce perché vogliono provare a farcela da sé.
«L’invito è sempre lo stesso: non date soldi, piuttosto offrite del cibo» ribadisce Piatti. Sono anni che l’assessore fa questo appello. Ma i varesini spesso lasciano cadere una monetina pensando di fare del bene.
Mentre in realtà non fanno altro che alimentare il fenomeno, rendendo la città più popolata di individui che non si sa chi siano, e quindi più insicura.