Il virus è lo stessoMa in Svizzera fa male

Il virus è lo stessoMa in Svizzera fa male

VARESE Meglio evitare l’autobus e gli ascensori. Meglio lavare le mani di frequente con il sapone e tenendole almeno 40 secondi sotto il getto di acqua calda. Meglio lasciar perdere le riunioni affollate e al supermercato guai a non indossare i guanti per toccare frutta e verdura.Mentre in Italia il viceministro Ferruccio Fazio è stato messo al muro per avere solo adombrato la

possibilità di uno slittamento della riapertura delle scuole, in Canton Ticino, da alcune settimane, la televisione pubblica trasmette spot che hanno il dichiarato obiettivo di mettere in campo, già ora, tutte le misure utili ad affrontare la pandemia di influenza H1N1. Per chi abita a cavallo dei due Stati è naturale un vago disorientamento tra le opposte strategie di comunicazione scelte dalle autorità sanitarie.

Qualche numero per inquadrare l’entità del contagio previsto dagli esperti. «Uno scenario possibile è quello di una pandemia con sintomi influenzali poco gravi che colpisce però fino al 25% della popolazione – scrive ai sindaci ticinesi l’Ufficio del medico cantonale – di conseguenza il nostro sistema socio-sanitario potrebbe trovarsi, già nel prossimo autunno-inverno, confrontato con circa 90 mila ammalati sull’arco di 12-14 settimane». Si stima, ancora, la necessità di circa duemila ricoveri in ospedale mentre verranno bruciate circa 200 mila ore di lavoro.
Anche in provincia di Varese, dove ad oggi sono stati identificati 7 casi di nuova influenza, non si esclude un contagio di massa. Se è vero che entro la fine dell’inverno, in Italia i contagiati potrebbero essere 4 milioni, in provincia di Varese sono circa 58 mila le persone che rischiano di finire a letto. Tra loro ci sono anche i 15 mila varesotti più esposti al rischio di complicazioni perché malati cronici, anziani o bimbi molto piccoli. Si tratta di quelle stesse categorie a rischio per cui ogni anno l’Asl mette a punto una campagna di vaccinazione. «Il monitoraggio del virus è costante – dice Franca Sambo (Asl di Varese) – a giorni il ministero ci trasmetterà indicazioni precise sulla campagna vaccinale». In particolare, nero su bianco, ci sarà la data di avvio ed il numero delle dosi che verranno distribuite alla popolazione. Si parte, a salire, dai 145mila vaccini del classico intervento anti-influenzale».

Piani specifici sono stati adottati nelle case di riposo. Ma il confronto, tra noi e gli svizzeri, non regge sul piano delle misure di prevenzione. In Canton Ticino, ad esempio, tutti i comuni stanno attrezzandosi per dotare il personale normalmente a contatto con il pubblico di opportune mascherine chirurgiche da cambiare ogni due ore. Non solo, ai sindaci è stato chiesto di monitorare tutte le manifestazioni in cui è prevista la partecipazione di più di cento persone. Già, perché si tratta di iniziative che, in caso di allarme sanitario, potranno essere vietate. Tra queste ci sono virtualmente anche i campionati del mondo di ciclismo in programma a Mendrisio l’ultimo weekend di settembre. Grandi magazzini, comuni, banche, poste, uffici, ovunque in Ticino ci si sta organizzando per garantire il flusso dei servizi nel cantone. I due giganti della distribuzione commerciale, Migros e Coop, hanno già pronto un piano di intervento, sia a livello nazionale che regionale. In esso

si stabilisce ad esempio quali filiali mantenere aperte, la rimozione dei cibi sfusi, l’obbligo di far disinfettare le mani ai clienti all’ingresso. E poi ci sono i ristoratori. Il settore ha i nervi tesi perché quella dei pubblici esercizi è una delle attività che rischia di pagare caro l’eventuale influenza pandemica. Così Gastroticino ha inviati ai ristoranti un dettagliato decalogo. In cui, tra l’altro si suggerisce agli operatori di «pulire più di una volta al giorno le superfici utilizzate spesso (per esempio le porte). I tavoli e le sedie devono essere puliti con accuratezza dopo l’utilizzo di ciascun cliente». E ancora il decalogo invita «a mettere a disposizione del personale di pulizia guanti usa e getta; in presenza di una forte pandemia, tavoli e sedie devono essere sistemati il più lontano possibile gli uni dagli altri, così da rispettare la distanza ottimale di un metro; al personale potrà essere consigliato di indossare le apposite mascherine igieniche».Enrico Marletta

s.bartolini

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