VARESE – «Chi è chiamato a giudicare oggi è chiamato a farsi garante della democrazia». Sono potenti in aula le parole dell’avvocat, legale della famiglia Uva, che ieri ha parlato per quasi quattro ore davanti alla corte d’assise presieduta da , prima di lasciare la parola al più tecnico .
Il caso è quello della morte di , 43 anni, deceduto nella mattinata del 14 giugno 2008 all’ospedale di Circolo di Varese dopo essere stato fermato con l’amicoin via Dandolo ed essere stato portato per 13 minuti circa nella caserma carabinieri di via Saffi perchè ubriaco e in stato di grande agitazione.
, sorella di Giuseppe, sostiene da anni che il fratello morì a causa di un pestaggio ad opera dei due carabinieri e dei sei poliziotti che sono adesso a processo per omicidio preterintenzionale. L’accusa ha chiesto l’assoluzione per gli imputati «in quanto non sussiste il minimo indizio di prova a loto carico», ha detto il procuratore Daniela Borgonovo. Ambrosetti, ieri, ha dato elementi diversi. Partendo dalla premessa:«Chiediamo un risarcimento di quattro euro – ha detto l’avvocato di parte civile – Un euro per ciascun capo di imputazione». Lucia Uva ha sempre detto di volere soltanto verità e giustizia per il fratello. La richiesta risarcitoria è coerente con questa affermazione: non si chiedono migliaia di euro, ma un risarcimento simbolico, «ciò che vogliamo è giustizia per Giuseppe». Non si cerca denaro, questo è ciò che Ambrosetti ha voluto sottolineare. Quindi l’appello a farsi garanti della democrazia «qui a tratti ci si è comportati come nella Russia di Stalin», ha detto Ambrosetti con una critica neanche tanto velata alla posizione presa dalla procura. Quattro diversi pubblici ministeri negli anni hanno infatti chiesto l’archiviazione delle accuse a carico degli imputati.
Ambrosetti ha inoltre ricordato la testimonianza di Bigioggero, ritenuto non attendibile dall’accusa, che ha sentito l’amico Giuseppe gridare «perchè massacrato di botte». Non soltanto in caserma:«Anche in ospedale – ha detto Ambrosetti – dagli stessi carabinieri e poliziotti come ha dichiarato la teste Russo». La teste in questione era inserviente al Circolo all’epoca dei fatti e ha testimoniato di aver sentito Uva mentre veniva picchiato anche in ospedale. Per la procura è inattendibile anch’essa. Ambrosetti ha inoltre dichiarato di aver fatto un esperimento giudiziario in proprio e di aver dato testate “ma piano” ad una porta per vedere come i lividi si formavano.
Le piccole lesioni riscontrate su Uva, infatti, per le parti civili sono frutto di un pestaggio, per i difensori sono state autoinferte, come alcuni testimoni hanno confermato. Per Ambrosetti «Uva fu picchiato e quelle lesioni ne sono la prova», ha detto, insistendo poi sull arresto illegittimo che il quarantatreenne avrebbe subito. Zanzi è stato più tecnico, ma le parti civili non hanno ancora concluso. Da quanto ascoltato oggi pare chiaro che chiederanno la condanna degli imputati, ma di fatto una richiesta ufficiale non c’è stata. Si torna in aula il 5 febbraio. Difficile che per quella data si arriverà una sentenza. Le parti civili non hanno ancora concluso e poi toccherà ai difensori. La procura ha già chiesto l’assoluzione degli imputati, ma le difese dovranno fornire altri elementi.













