«Su Lidia circo mediatico che fa orrore. Rispetto: basta mostri in prima pagina»

Dopo Porta a Porta, Magalli e Nuzzi anche il critico tv Aldo Grasso interviene sull’omicidio Macchi . Cainarca, che su Radio Padania segue i più scottanti casi di nera: «Inquieta la distruzione dei vetrini»

VARESE – Il “cold case” di conquista l’attenzione dei media nazionali. Non più solo “Quarto Grado” e affini, da Oggi a “Porta a Porta” la vicenda ambientata nella provincia varesina supera le barriere delle trasmissioni specializzate in delitti. Il critico tv arriva addirittura a paragonare la vicenda ad «un copione scritto dai fratelli Coen», quelli della serie tv “Fargo”, ambientata nella provincia americana. «E se non fosse stato lui? Intanto l’abbiamo sputtanato, come il muratore Bossetti per il caso Yara» tuona, che segue la vicenda tutte le mattine nella sua rassegna stampa su Radio Padania Libera.

Il clamore creato dall’indagine sull’omicidio di Lidia Macchi era inevitabile. Fu così già nel 1987: chi non ricorda le memorabili trasmissioni di, che arrivò a chiedere un esame del Dna di massa per scoprire il colpevole? Ora, gli ingredienti per andare oltre gli steccati delle trasmissioni “specializzate”, come Quarto Grado di(che rivendica l’«utilità» delle sue inchieste per tenere vive vicende che rischiano di finire nel dimenticatoio), c’erano tutti: un caso irrisolto da 29 anni (quanti giornali nazionali hanno potuto usare il termine “cold case” il giorno dell’arresto di Stefano Binda…), una giovane scout di Comunione e Liberazione, i silenzi della provincia, un presunto colpevole che si dichiara innocente. E così dell’assassinio di Lidia Macchi si parla nel salotto di mezzogiorno dei “Fatti Vostri” die nella “terza camera” di in seconda serata (“Porta a Porta”), se ne legge su “Oggi” e su “Famiglia Cristiana”.
Su “Sette”, il magazine settimanale del Corriere della Sera, parla del caso “televisivo” di Lidia Macchi persino il principe dei critici televisivi, Aldo Grasso. Scrivendo: «Più leggo notizie sull’omicidio della povera ragazza, più mi sembra di essere precipitato in uno quei telefilm americani dove le “storie vere” sembrano seguire un copione scritto dai fratelli Coen». Riferimento fin troppo evidente a “Fargo”, la pluripremiata serie tv americana in onda su Sky Atlantic che propone cruente vicende di delitti nella “provincia” americana per eccellenza del Midwest.

Perché, conclude Aldo Grasso nel suo articolo su “Sette”, dopo aver raccontato per sommi capi le ultime evoluzioni del “cold case” di Lidia Macchi, approfondendo in particolare la figura dell’indagato , «anche certa provincia italiana, colta nei suoi tratti più malati e paranoici, sembra animata da personaggi dalla psicologia complessa, quasi fossero prigionieri di un demiurgo cattivo che implacabilmente li guida sulle strade dell’insensatezza». Un “circo mediatico”, quello nazionale, che «fa orrore» a Giulio Cainarca, conduttore radiofonico della rassegna stampa mattutina di Radio Padania Libera. «Quello di sbattere il mostro in prima pagina è un costume che mi fa orrore, ma che purtroppo è ormai abituale – spiega l’irriverente Cainarca – Già un muratore bergamasco è diventato un mostro (si riferisce per il caso di , ndr), ora anche questo Binda, uno che

ha avuto i suoi problemi ma che non dava fastidio a nessuno, è diventato un mostro. Ma per poterlo dire, ci vogliono le prove, e di inoppugnabili qui non se ne vedono. Non basta mettere i sospettati in galera sperando che poi confessino». Così il conduttore di Radio Padania, riferendosi alla vicenda Bossetti ma anche al di Erba, che non lo ha mai convinto nonostante una confessione e una sentenza definitiva transitata per tre gradi di giudizio. «Ci vuole rispetto per le persone – sostiene l’anchorman radiofonico – e se non fosse stato lui? Intanto l’abbiamo sputtanato per sempre. Mentre la cosa più inquietante, secondo il mio modesto parere, è il motivo per cui è stato distrutto il Dna, come se undici vetrini occupassero chissà quale spazio negli armadi dei palazzi di giustizia».

Stesso discorso vale per la ridda di sospetti sul movimento di Comunione e Liberazione: «È un gruppo che può stare simpatico o antipatico, ma da qui a dedurre che ci sia stata omertà ce ne corre – sottolinea Cainarca – e non basta, come fa Aldo Grasso, citare un articolo del “Corriere” e un pezzo dell’ordinanza del giudice per concludere che in una faccenda che riguardava dei ragazzi di 20 anni possa esserci stato un atteggiamento di omertà da parte di un movimento come Cl. E lo dico io che non sono ciellino».